CARI AMICI DEL POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM!

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Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum – CNSP partecipa attivamente al III Pellegrinaggio Internazionale del Populus Summorum Pontificum (Roma – Norcia, 23-26 ottobre 2014) ed aderisce con entusiasmo all’appello lanciato dal CISP a tutti i fedeli italiani perché partecipino numerosi agli eventi del Pellegrinaggio.

In questi giorni di confusione e disorientamento, ritrovarci con tanti altri fratelli nella fede cattolica, provenienti da ogni parte del mondo, per pregare insieme al ritmo della liturgia tradizionale, sarà anche un modo per manifestare la nostra incrollabile adesione alla perenne dottrina della Chiesa, che si esprime così mirabilmente nella S. Messa gregoriana, giacchè legem credendi lex statuit supplicandi.

Sforziamoci, dunque, di essere tutti presenti a Roma, e partecipiamo alla processione che ci porterà in San Pietro insieme a quanti, da ogni parte del mondo, si raccoglieranno attorno al Card. Burke per unirsi all’offerta della Santa Messa presso la tomba dell’Apostolo.

Per concorrere concretamente alla realizzazione del pellegrinaggio, il CNSP ha assunto con gioia sia l’incarico di curare l’Adorazione Eucaristica che, presso la Basilica di S. Lorenzo in Damaso, presieduta da don Marino Neri, precederà la processione verso San Pietro; sia l’organizzazione della trasferta Roma-Norcia-Roma, per assistere alla S. Messa solenne che p. Cassian Folson osb celebrerà nella Basilica di S. Benedetto domenica 26 ottobre, con l’assistenza e l’omelia del Card. Brandmüller.

 

VI CHIEDIAMO ANCHE UN AIUTO CONCRETO!

Invitiamo TUTTI I MINISTRANTI ad accorrere numerosi per prestare il loro prezioso servizio durante la processione e il successivo Pontificale in San Pietro. L’appuntamento è per sabato 25 ottobre, non oltre le ore 9,00, in veste e cotta, presso la Basilica di San Lorenzo in Damaso, piazza della Cancelleria, Roma. Se potete, preannunciate la vostra presenza all’indirizzo lazio.cnsp@gmail.com.

A TUTTI COLORO CHE HANNO PRENOTATO IL PULLMAN PER NORCIAricordiamo che la prenotazione può ritenersi perfezionata solo quando riceverete una mail di conferma dall’agenzia organizzatrice. Se, pur avendo inviato la mail di prenotazione, non avete ancora ricevuto conferma, segnalatecelo all’indirizzo lazio.cnsp@gmail.com o all’indirizzo emiliaromagna.cnsp@gmail.com: provvederemo noi stessi a verificare che la vostra prenotazione sia andata a buon fine.

Tutti a Roma e a Norcia, dunque, per testimoniare la nostra fede, la nostra perseveranza, il nostro amore per la Santa Messa, la nostra riconoscenza per il dono inestimabile del Motu Proprio Summorum Pontificum, e la nostra volontà di proseguire lungo il cammino per la sua piena e serena applicazione nelle nostre diocesi e nelle nostre parrocchie!

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POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM: il CNSP organizza il pullman per Norcia

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LA S. MESSA PER SAN PIO X A CASTELFRANCO VENETO in attesa del grande pellegrinaggio internazionale del Populus Summorum Pontificum

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Alla presenza di numerosissimi fedeli commossi e partecipi, fra cui vogliamo ricordare il prof. Fabio Marino, Presidente Nazionale di Una Voce Italia, sabato 27 settembre, presso il Duomo di Castelfranco Veneto, mons. Marco Agostini, Cerimoniere Pontificio, ha cantato nella forma straordinaria del Rito Romano la S. Messa votiva di San Pio X. La cerimonia è stata promossa – su iniziativa del Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum e, in particolare, del suo promotore regionale per il Triveneto, avv. Cristiano Gobbi di Trieste – dai Coetus Fidelium del Veneto, del Friuli – Venezia Giulia e del Trentino – Alto Adige. Il Populus Summorum Pontificum di quelle regioni ha voluto così esprimere la propria devozione a San Pio X, in occasione delle celebrazioni del centenario del suo beato transito, nella basilica in cui fu ordinato sacerdote il 18 settembre 1858. Dei sentimenti dei fedeli è stato ottimo interprete mons. Agostini, che ha dedicato la sua toccante omelia – di cui Lo ringraziamo di averci fornito il testo, che pubblichiamo qui di seguito – all’esaltazione delle virtù sacerdotali, delle quali San Pio X – come sacerdote, come Vescovo e, infine, come Sommo Pontefice – diede un esempio mirabile, ed al cui incremento dedicò intensamente la Sua attività pastorale.

La S. Messa dello scorso sabato ha segnato anche un importante momento per tutti quanti vivono la loro fede al ritmo della liturgia tradizionale, dando concreta e visibile dimostrazione della fraterna unità che unisce tanti fedeli di innumerevoli parrocchie, sparse in tutte le diocesi del Triveneto, e non solo. Il servizio all’altare è stato assicurato da ministranti provenienti da diversi  Coetus della zona, coordinati da Nicolò Calore di Padova. I canti gregoriani sono stati eseguiti da Massimo Bisson, Fabrizio Mason, Nicolò Pasello e Gian-Luca Zoccatelli.

L’evento di Castelfranco Veneto, che è frutto della compattezza e della perseveranza di tutto il Populus Summorum Pontificum, rappresenta così un felice preludio del grande pellegrinaggio internazionale che, per il terzo anno consecutivo, si terrà a Roma e a Norcia dal 23 al 26 ottobre prossimi, culminando nella S. Messa Pontificale che il card. Raymond Leo Burke celebrerà sabato 25 ottobre, alle h. 12,00, all’altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro. È dunque a Roma che i fedeli del Triveneto si sono dati appuntamento per manifestare ancora una volta, e proprio sulla tomba dell’Apostolo, insieme a tanti fratelli nella fede provenienti da ogni parte della cattolicità, il loro indefettibile amore per la liturgia tradizionale e per la Chiesa.

Omelia di Mons. Marco Agostini

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Sia lodato Gesù Cristo! Il 18 settembre 1858 S.E. Mons. Giovanni Antonio Farina, Vescovo di Treviso, in questo storico Duomo di Castelfranco, ordinava sacerdote il diacono Giuseppe Sarto. Cinquanta anni dopo il cardinale Aristide Cavallari – succeduto immediatamente sul trono di San Marco all’indomani dell’esaltazione di papa Sarto al trono di San Pietro – esortava Venezia al giubileo del Pontefice con queste parole: “Allorquando 50 anni or sono Egli novello levita saliva trepidante l’altare per immolarvi la prima volta l’Ostia di pace, era ben lontano dall’immaginare a quali gloriosi destini Lo riserbava il Cielo. Eppure era in quel momento che Dio deponeva nel Suo giovane cuore quel germe potente di grazia che mano mano svolgendosi nella sua vita di sacerdote, di parroco, di Vescovo doveva condurlo con meraviglioso disegno di Provvidenza fino al sublime fastigio della Cattedra di Pietro”[1].

Del germe potente della grazia, del dulce pondus del sacerdozio, che dal 18 settembre 1858 agì nel cuore, e gravò sulle sue spalle, Pio X parla nell’esortazione apostolica Haerent Animo del 4 agosto 1908[2] indirizzata ai sacerdoti, “ferventi o meno” (n. 1), per il suo giubileo sacerdotale. Un appassionato invito a ricordare che l’avvenire della Chiesa passava, ieri come oggi, dalla qualità degli Ecclesiastici: “Ove è un sacerdote veramente buono, quale tesoro è veramente elargito dal cielo” (n. 2).

Per esperienza Papa Sarto sapeva che la santità della vita, più ancora di quella delle parole, era la prima dote necessaria alla dignità sacerdotale: “L’ufficio sacerdotale è di rappresentare la persona di Cristo e di condurre la missione da lui affidata in maniera che sia dato di raggiungere il fine, che Egli ha di mira” (n. 3). Soprattutto nella celebrazione “dell’augusto sacrificio” della Messa “occorre avere la medesima disposizione d’animo, con la quale Egli [Gesù] sull’ara della croce si offrì ostia immacolata a Dio” (n. 4). Gli sovvenivano i ricordi degli anni del Seminario dove aveva appreso le regole della vita sacerdotale e della buona creanza che formarono il suo tratto fermo, gentile ed educato. Aspetti forse oggi tenuti in poco conto. Lì imparò a formarsi come uomo buono, per essere buon sacerdote e santo. Affermava: “A tal fine furono istituiti i Seminari: dove, se coloro che costituiscono le speranze della Chiesa devono essere educati nelle lettere e nelle scienze, nello stesso tempo tuttavia, e più ancora lo devono essere sin dai più teneri anni ad una sincera pietà verso Dio”. Rivedeva le “tappe gioconde” del suddiaconato, del diaconato, del sacerdozio che lo portarono nel Sacerdozio a “essere un cielo tersissimo” (n. 7) nel quale nessuna nube impediva il fulgore della santità di Dio. Vedeva che la santità del sacerdote non stava “semplicemente nel sacrificarsi tutto al bene degli altri”, esercitando le virtù attive, ma si costruiva soprattutto sul fondamento posto da Cristo, ossia l’esercizio delle virtù passive, quelle che conseguono la perfezione individuale (n. 8). Sono esse la conditio sine qua non per la santità del sacerdote, l’abnegazione di sé, la mortificazione che il mondo disprezza e che, anche allora, alcuni sacerdoti mostravano di non apprezzare. Vedeva la fecondità sacerdotale scaturire non dallo sposare le mode e i metodi del mondo – “L’agire a solo scopo di … lucro, l’ingolfarsi negli affari mondani, l’aspirare ai primi gradi e sprezzare i più modesti, il condiscendere alla carne e al sangue…, il soverchio studio di piacere agli uomini, il porre la fiducia del proprio successo nell’umana destrezza della parola” – ma dall’accoglienza del precetto di Cristo: “Chi vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso” (Mt 16,24) (n. 9). L’abnegazione di sé e la vita interiore lo temprarono sacerdote, piegato ai doveri del ministero apostolico. E così nella sua azione pastorale si preoccupò di: “Svellere le male erbe, seminare quelle buone e fruttifere, innaffiare, badar bene che il nemico non vi semini fra mezzo la zizzania” attraverso “La predicazione della parola di Dio, l’ascoltare le confessioni, l’assistere gli infermi e specialmente i moribondi, l’istruire gl’ignoranti nelle cose di fede, consolare gli afflitti, ricondurre i fuorviati, imitare in ogni cosa Cristo, ‘il quale passò la sua vita facendo del bene e sanando tutti coloro che erano oppressi dal diavolo’ (At 10,38)” (n. 10). La vera cura animarum sta nella santità della vita e dei costumi e nell’unione con Dio: così il sacerdote trasmette “il buon profumo di Cristo” al gregge. Il sacerdote non è che uno strumento del quale Dio si serve (11): questa è la scienza che canonizzò nel Santo Curato d’Ars (n. 12).

            San Pio X nutrì la propria santità sacerdotale d’incessante preghiera per sé e per il popolo (n. 14), di meditazione (n. 15) che custodisce il fervore e preserva dalle insidie del mondo (n. 16). “La vita di quei sacerdoti, che fanno poco conto della meditazione delle cose divine … tu vedi in loro illanguidito l’inestimabile tesoro, mondani, seguaci di vanità, che s’intrattengono in frivolezze, che s’accostano alle sacre cose tiepidi, gelidi e forse indegni” (n. 17). La meditazione è il segreto per operare con criterio e zelo (n. 20): chi è alter Christus ha da meditare su Cristo (n. 21). Il sacerdote ha da attendere alla lettura spirituale delle Sacre Scritture (n. 22) e dei libri santi (n. 23). Osservava: “Invece di sovente accade ai nostri tempi che ecclesiastici si lascino a poco a poco annebbiare la mente dalle tenebre del dubbio e seguano le oblique vie del mondo” illusi dal modernismo, la più mortifera delle eresie (aveva scritto nell’enciclica Pascendi) “dal pretesto di conoscere il male e così poter meglio provvedere al bene comune” (n. 24). Il sacerdote, come ogni fedele, ma più di essi, deve sottoporsi ogni giorno all’esame di coscienza (n. 25) che, fatto rinvigorisce l’anima e tralasciato la mette in pericolo (n. 27), esame di coscienza che dispone a ricevere la grazia sacramentale della Confessione (n. 28). In ogni tempo il sacerdote deve splendere nella virtù (n. 30), nell’obbedienza al Vescovo e alla Sede Apostolica (n. 31), nella carità senza limiti per tutti (n. 31), carità d’intelligenza, di cuore e di atti forte nelle persecuzioni (n. 33).

Forgiatosi così come prete, non mutò da vescovo e tale rimase nel Supremo Pontificato. Il suo motto fu: “Instaurare omnia in Christo”. Scriveva il patriarca Cavallari: “Che cosa voleva Egli dire con questo? Voleva dire che fin dall’esordire del suo Pontificato Egli aveva visto a colpo d’occhio tutti i mali da cui era afflitta la cristiana società e per l’amore che fin d’allora lo legava alle anime nostre si proponeva di mettervi ad ogni costo riparo. Fu il suo programma che in mezzo a innumerevoli e gravissime difficoltà si studiò di attuare. Con quale fortezza d’animo non si adoprò a mantenere incorrotta in tutti i cuori la fede! Come vigilò fermo e attento a rinsaldare nel clero la disciplina, nel laicato la sottomissione, il fervore della pietà nelle anime. Il demonio indispettito dalla sua opera Gli mosse guerra da ogni parte”. Prima l’attacco all’azione cattolica, poi le leggi anticlericali della Francia, poi “Anime piene di orgoglio sorgono a spargere inique dottrine che scompigliano le menti, che strappano la fede dai cuori, che impugnano ogni dogma, che calpestano ogni autorità”. Provvide “Al bene delle anime affidandole a saggi e dotti pastori, volendo da per tutto istruiti e zelanti sacerdoti”[3] (Lettera, pp. 6-8).

È commovente ricordare che la sua avventura sacerdotale ebbe inizio proprio in questa bella chiesa. Innanzi alla santità solenne di Pio X, a quella grande eppur ordinaria e nascosta di patriarchi e vescovi come il Cavallari, d’innumerevoli sacerdoti tempratisi alla loro scuola, eleviamo l’accorata preghiera: “Signore donaci ancora santi sacerdoti perché pure noi possiamo diventare santi”. Il Signore, ci conforti ancora con le parole del profeta: “Et dabo vobis pastores iuxta cor meum, et pascent vos scientia et doctrina” (Geremia 3,15). Sia lodato Gesù Cristo!



[1] Giubileo Sacerdotale di S.S. Pio X. Lettera dell’Eminentissimo Cardinale Aristide Cavallari Patriarca di Venezia, Tipografia Patriarcale già Cordella, Venezia 1908, p. 4.

[2] Pii X Pontificis Maximi, Acta, IV, Roma 1914, pp. 237264.

[3] Op. cit., pp.6-8.

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CNSP: S. Messa in onore di San Pio X a Castelfranco Veneto

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Su iniziativa dei Coetus Fidelium del Veneto, del Trentino – Alto Adige e del Friuli – Venezia Giulia,

SABATO 27 SETTEMBRE 2014

alle h. 16,30

presso il

DUOMO di CASTELFRANCO VENETO (Tv)

vicolo del Cristo, 10,

dove San Pio X ricevette il sacramento dell’ordine sacro il 18 settembre 1858 dal vescovo di Treviso, Mons. Giovanni Antonio Farina, fondatore delle Suore Dorotee,

Mons. MARCO AGOSTINI

celebrerà una S. Messa votiva

nella forma straordinaria del rito romano

in onore di

SAN PIO X

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L’iniziativa, promossa dal Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum – CNSP a seguito dell’incontro di tutti i Coetus Fidelium del Triveneto tenutosi lo scorso 29 marzo a Verona, intende testimoniare la perenne devozione del Populus Summorum Pontificum per San Pio X nelle terre in cui il Santo Pontefice iniziò il suo ministero sacerdotale.

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DON ROBERTO SPATARO: LA MESSA TRIDENTINA DIFENDE IL SENSO DEL SACRO

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Don Roberto Spataro S.D.B., segretario della Pontificia Academia Latinitas, e docente all’Università Pontificia Salesiana, ha celebrato il 27 luglio scorso a Bacoli (Napoli), nella Parrocchia di S. Anna Gesù e Maria, una Messa in rito romano antico su invito della sezione di Napoli di Una Voce, alla presenza di oltre 100 fedeli. Latinista, docente di letteratura cristiana, Don Spataro è un difensore della liturgia tradizionale ed ha tenuto conferenze sul rito tridentino. LETTERA NAPOLETANA gli ha rivolto alcune domande.

D. Ritiene che la Messa in rito romano antico sia una risposta, per i fedeli che vi partecipano, alla perdita del senso del sacro nella nostra società?
R. Sono d’accordo. Nel mondo occidentale, com’è sotto gli occhi di tutti, il processo di secolarizzazione è drammaticamente sempre più aggressivo ed invadente. Pertanto, è necessario offrire spazi ove il “sacro”, cioè la presenza oggettiva di Dio, sia comunicato e appreso, accolto e assimilato. La Messa “tridentina” privilegia un linguaggio, fatto di parole in una lingua riservata a Dio, e di eloquenti simboli, che coinvolgono tutti i sensi esterni ed interni dell’uomo, capace di trasmettere immediatamente ed efficacemente la bellezza e la potenza del “sacro”.

D. Come spiega il fatto che soprattutto nei Paesi anglosassoni, ma anche in Brasile, siano soprattutto i giovani ad essere attirati dal rito tradizionale?
R. Nei paesi anglosassoni c’è un fenomeno significativo: non sono pochi i giovani che da varie denominazioni protestanti aderiscono al Cattolicesimo e che amano la Messa “tridentina” in quanto in essa trovano ciò che, mossi dalla Grazia di Dio, cercavano: la natura sacrificale della Messa, il ruolo insostituibile del sacerdozio ordinato, la fede nella presenza reale e nella transustanziazione. Inoltre, percepiscono nella Messa tridentina una vera e propria summa della fede cattolica cui hanno dato la loro adesione con entusiasmo e, a volte, subendo ostacoli ed incomprensioni.

D. Per quanto riguarda il clero, si trovano molto più facilmente sacerdoti di 30-40 anni disposti a celebrare il rito tridentino che sacerdoti di 50-60. Come mai?
R. I sacerdoti che oggi hanno tra i 50 e i 70 anni sono stati formati negli anni del postconcilio quando vigeva un certo sospetto, se non una vera e propria ostilità, verso la Tradizione, e si ricercava, nella teologia e nella pastorale, un “novum” concepito ingenuamente come “bonum”. Sono pertanto psicologicamente bloccati verso ciò che ritengono un “ritorno al passato”. Nelle generazioni più giovani, soprattutto in quei seminaristi e giovani che hanno seguito con gioia l’insegnamento del Papa Benedetto XVI, questa precomprensione non c’è, poiché non hanno vissuto né gli anni del Concilio né i primi decenni ad esso successivi. Per alcuni di essi, la Tradizione è una risorsa, un “ritorno al futuro”, se mi è lecito l’ossimoro.

D. In una sua recente conferenza lei ha parlato di “minoranze creative” in riferimento ai gruppi di fedeli che si organizzano per chiedere ai parroci di celebrare con il Vetus Ordo ed ha ricordato che le riforme, anche liturgiche, sono partite a volte da piccole comunità monastiche.
R. Il concetto di “minoranza creativa” è stato valorizzato dall’allora cardinale Ratzinger per descrivere gruppi di persone che, con le loro motivazioni robuste, la loro testimonianza di vita, a volte con la loro organizzazione, e soprattutto con la loro adesione ad un pensiero “forte”, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, i “principi non negoziabili”, possono rigenerare dall’interno la società corrosa dalla “dittatura del relativismo”, un po’come le antiche comunità monastiche hanno salvato e rinnovato creativamente la civiltà romana al suo tramonto. In fondo, quello di “minoranza creativa” è un concetto vicino alla categoria biblica del “piccolo resto”, quei pochi che, per la loro fedeltà a Dio, diventano strumento della sua azione redentrice. Anche nelle epoche più oscure della storia, Dio, nella sua Provvidenza, suscita sempre la presenza di persone pie e buone, umili e coraggiose.

D. Dopo il Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI pensa che il clima sia cambiato e che, almeno in Italia, la diffusione del rito romano antico avvenga con maggiore difficoltà?
R. Non sono in grado di stabilire una “classifica” nazionale delle resistenze al Motu Proprio. Certamente, membri del clero ed anche noti prelati in Italia non hanno nascosto la loro opposizione al Summorum Pontificum. Mi sia consentito affermare che, non poche volte, coloro che esprimono il loro dissenso riguardo alla Messa tridentina ne hanno una conoscenza approssimativa e contestano un documento pontificio senza averlo mai letto interamente!

D. Per i tanti cattolici disorientati dall’aggressione della cultura laicista e dalla desacralizzazione pensa che il ritorno della Messa Tridentina sia una speranza?
R. Sicuramente! Attorno a questa nobile forma liturgica, realmente culmen et fons, fedeli laici e sacerdoti organizzano la propria vita spirituale. Vi attingono i tesori della Grazia divina e vi trovano, come posso constatare soprattutto tra i fedeli laici, un alimento robusto per corroborare la propria fede e dare una coraggiosa testimonianza, in un contesto che tende a marginalizzare il Cristianesimo e la sua incidenza sociale, con i risultati che hanno reso il mondo, proprio perché indifferente o ostile a Dio, meno umano e misericordioso, come ci ricorda il Papa Francesco.

Fonte: Lettera Napoletanea

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Linarolo (PV): S. Messa solenne nel giorno della memoria di San Pio X

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Nella Chiesa parrocchiale di Linarolo (PV), mercoledì 3 Settembre, giorno della memoria di San Pio X, alle ore 21, verrà celebrata una S. Messa solenne a cento anni dalla sua nascita al cielo.

In quest’importante occasione verrà benedetto e collocato stabilmente  nella nostra chiesa un nuovo quadro coll’immagine di San Pio X

 

 

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A Lecce S. Messa per i cristiani in Iraq

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La “N” di “Nazareno” tracciata sulle case dei cristiani per indicare chi perseguitare

 

 

Venerdì 1 agosto, giornata mondiale di preghiera in favore dei fratelli perseguitati in odio alla Fede cristiana in Siria, Iraq e in Medio Oriente, il gruppo stabile Summorum Pontificum di Lecce  promuove la celebrazione della Santa Messa “S. Petri ad vincula” alle ore 19,30 presso la chiesa di San Francesco di Paola (piazzetta Peruzzi): tutti sono invitati a partecipare perché il Signore voglia confortare e sostenere questi Suoi nuovi martiri.

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Il CNSP con la Fraternità San Pietro per i cristiani in Iraq

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Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum aderisce alla giornata mondiale di pubblica adorazione e di supplica promossa dalla Fraternità Sacerdotale San Pietro venerdì 1 agosto in favore dei nostri fratelli e sorelle nella fede perseguitati in Iraq, in Siria e in Medio Oriente; pertanto invita vivamente tutti i fedeli a partecipare alla fervida preghiera che si eleverà al Signore perché voglia confortare e sostenere questi Suoi nuovi martiri.

Sull’esempio delle molteplici iniziative già lodevolmente promosse da numerosi Coetus Fidelium, il CNSP esorta tutti i Gruppi Stabili a ricordare con speciale intenzione nelle Sante Messe che verranno celebrate nelle prossime settimane, i nostri fratelli perseguitati, affidandoli alla particolare materna protezione della Santissima Vergine Maria, Auxilium Christianorum.

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TUTTI A ROMA CON I BAMBINI!!

TUTTI A ROMA

CON I BAMBINI!

 per il

 III PELLEGRINAGGIO INTERNAZIONALE

POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM

 

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Si arricchisce la proposta del CNSP per partecipare al III Pellegrinaggio Internazionale del Populus Summorum Pontificum che si terrà a Roma e Norcia dal 24 al 26 ottobre 2014. Per chi viaggia con i bambini, è ora possibile prenotare il “pacchetto famiglia”: pernottamento in istituto religioso al prezzo di € 100,00 in camera tripla a notte (due adulti ed un bambino entro 12 anni), e di € 110.00 per camera quadrupla (due adulti e due bambini entro 12 anni).

Il termine per le prenotazioni è stato prorogato al 15 luglio 2014. Per prenotare, contattate l’Agenzia Nitorin di Piacenza (nitorin@tin.it, tel. 0523/716510).

Ricordiamo a tutti anche l’offerta esclusiva generosamente proposta da Paix Liturgique, che ringraziamo di cuore. In base ad un accordo con il CNSP, Paix Liturgique offre uno sconto di 10 euro a persona sul pullman Roma-Norcia per la giornata di domenica 26 ottobre: anziché 35 euro a testa, il trasferimento andata/ritorno in pullman Roma-Norcia-Roma per partecipare alla Messa Solenne della festa di Cristo Re nell’Abbazia di Norcia costerà solo 25 euro a persona (posti limitati; prenotare presso l’agenzia Nitorin di Piacenza – nitorin@tin.it, tel. 0523/716510 – chiedendo di usufruire della tariffa agevolata ‘Paix liturgique’).

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POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM: offerta esclusiva!

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OFFERTA ESCLUSIVA!

Per il pellegrinaggio ‘Populus Summorum Pontificum’ di fine ottobre, Paix liturgique ha concluso un accordo con il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum (CNSP).

Paix liturgique offre uno sconto di 10 euro a persona sul pullman Roma/Norcia per la giornata di domenica 26 ottobre: anziché 35 euro a testa, il trasferimento andata/ritorno in pullman Roma-Norcia-Roma per partecipare alla Messa Solenne della festa di Cristo Re nell’Abbazia di Norcia costerà solo 25 euro a persona.

Posti limitati. Prenotare presso l’agenzia Nitorin (nitorin@tin.it / 0523-716510), chiedendo di usufruire della tariffa agevolata ‘Paix liturgique’.

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