TUTTI A NORCIA!

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Cari Pellegrini di Norcia!

Cari Amici del Populus Summorum Pontificum d’Italia!

 

Si avvicina il II Pellegrinaggio Nazionale dei Coetus Fidelium d’Italia a Norcia (8, 9 e 10 luglio 2016), e siamo certi che stiate tutti inserendo in agenda questo importante appuntamento, il cui programma è:

venerdì 8 luglio 2016,

dalle h 17,00: accoglienza dei pellegrini

h 19,45: Compieta in Basilica con i Monaci

dalle h 20,00: cena libera.

sabato 9 luglio 2016,

dalle h 7,00: confessioni in Basilica

h 8,30: trasferimento in pullman alla Chiesa di San Salvatore, a Campi di Norcia (punto di partenza della traversata a piedi per rientrare al Monastero);

h 9,00: recita del S. Rosario e inizio della traversata a piedi per rientrare a Norcia (circa 3 ore di cammino. Chi desidera, potrà rientrare in pullman);

h 12,00: S. Messa in Basilica;

h 13,30: pranzo libero;

h 17,30: Vespri in Basilica con i Monaci;

h 18,00: conferenza spirituale;

h 19,45: Compieta in Basilica con i Monaci;

h 20,30: cena del Pellegrinaggio.

 domenica 10 luglio 2016,

h 8,30: trasferimento in pullman fino al punto di partenza della nuova traversata a piedi verso la Basilica (breve: circa 45 minuti);

h 10,00: S. Messa conventuale in Basilica;

h 11,45: commiato dei pellegrini.

Si avvicina il II Pellegrinaggio Nazionale dei Coetus Fidelium d’Italia a Norcia (8, 9 e 10 luglio 2016), e siamo certi che stiate tutti inserendo in agenda questo importante appuntamento, il cui programma è:

Poiché il pellegrinaggio si terrà a ridosso della festa benedettina dell’11 luglio, i fedeli che lo vorranno potranno trattenersi a Norcia anche in quella importante giornata.

Come sapete, la sistemazione (vitto e alloggio) dei pellegrini è libera. Pertanto, per venire incontro alle esigenze di coloro che desiderano programmare autonomamente il loro soggiorno a Norcia, desideriamo segnalarVi le proposte di alloggio che trovate di seguito. Ringraziamo di cuore l’agenzia Via Sacra per la professionalità con cui ci ha accompagnati sin qui, e vi preghiamo di notare che per usufruire di una delle seguenti proposte di soggiorno occorre contattare direttamente la Bianconi Ospitalità di Norcia (Corso Sertorio 12, 06046 Norcia; tel. 0743/816513; fax 0743/817342; mail: info@bianconi.com).

PERNOTTAMENTO E PRIMA COLAZIONE

– Hotel Grotta Azzurra  e Residence la Castellina:

– camera singola, € 64.00

– camera doppia, € 84.00

– camera tripla, € 99.00

– camera quadrupla, € 114.00

Dependance e soluzioni 2**

– camera singola, € 50.00

– camera doppia, € 63.00

– camera tripla, € 78.00

– camera quadrupla, € 93.00

Sconto del 10% sulla seconda notte e sulle successive (per chi si trattiene anche per la festa di San Benedetto, 11 luglio).

Cena dei Pellegrini (sabato 9 luglio, sera): € 25,00, bevande incluse

Pasti per gli altri giorni: € 18,00, al menù del giorno, bevande incluse.

Per comprensibili esigenze organizzative, Vi preghiamo di volerci comunque dare notizia della vostra partecipazione al pellegrinaggio all’indirizzo mail cnsp2007@gmail.com, precisando, se possibile, dove alloggerete, e se desiderate avvalervi del transfer in pullman per raggiungere San Salvatore in Campi il sabato mattina, e il punto di partenza della breve traversata a piedi verso la Basilica di Norcia la domenica mattina.

NB: per avvalersi dei tansfer in pullman occorre prenotarsi presso la Bianconi Ospitalità, all’indirizzo mail info@bianconi.com o presso il CNSP, all’indirizzo mail cnsp2007@gmail.com.

IN MANCANZA DI PRENOTAZIONE, L’ORGANIZZAZIONE NON GARANTISCE IL TRASPORTO.

Per la partecipazione al pellegrinaggio, ai pellegrini di età maggiore di 18 anni è richiesto un piccolo contributo, secondo le possibilità di ciascuno, da versare direttamente in loco. Il contributo minimo consigliato è di € 5,00 per i singoli, € 10,00 per le famiglie. Grazie!

 

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STORIA DELLA CHIESA IL “MARTIRIO TEOLOGICO” DEL DIACONO RUSTICO E GLI ERRORI DI PAPA VIGILIO (VI sec.)

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È sempre molto istruttivo rivisitare la Storia della Chiesa.

Nel VI secolo dopo Cristo, il diacono romano Rustico, un teologo di prima classe, di cui ci resta un’opera di cristologia intitolata Disputatio contra Acephalos (con questo termine si indicavano i Monofisiti che negavano il dogma cristologico definito dal Concilio di Calcedonia nel 451) entrò in disaccordo con il Pontefice romano, Vigilio, al quale era legato da vincoli di parentela: era il figlio del fratello del Papa. Vigilio giunse a scomunicare il nipote e a deporlo dall’ordo diaconorum.

Entrambi si trovavano a Costantinopoli, dove una buona parte dell’aristocrazia romana si era rifugiata a seguito delle interminabili guerre gotiche che stavano devastando la penisola. Il Papa, eletto, stando ad alcune fonti, per una serie di torbide manovre, era stato di fatto arrestato dall’Imperatore Giustiniano e tradotto a Costantinopoli per confermare la condanna dei Tre Capitoli, fortemente voluta dall’Imperatore. “Tre Capitoli” sono tre autori, Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Ciro, Iba di Edessa, ritenuti eretici dai monofisiti. In realtà, erano autori che, pur ispirandosi ad una cristologia formulata in modo ancora immaturo, erano giustamente considerati ortodossi da coloro che difendevano il Concilio di Calcedonia. In altre parole, per i monofisiti condannare i “Tre Capitoli” significava rimettere in discussione le decisioni del Concilio di Calcedonia, il più importante nella storia della Chiesa per la definizione dello statuto ontologico di Gesù Cristo, due nature, integre e perfette, unite, senza divisione e senza confusione, in un’unica persona. Giustiniano, pur di placare le contese religiose che indebolivano l’Impero, sotto la pressione della moglie Teodora, dichiaratamente monofisita, era disponibile a sacrificare i “Tre Capitoli”, con una condanna post mortem, pur di placare la ribellione dei monofisiti.

Il Papa cedette e con il suo Iudicatum confermò la condanna. Successivamente, con un atteggiamento ondivago, confuso, ambiguo, ritrasse la condanna per poi ribadirla, sia pure con alcuni distinguo che aumentarono le incertezze. La Chiesa in Occidente reagì opponendosi alle decisioni del Papa. Le Chiese di Aquileia e Milano ruppero persino la comunione con Roma e si consumò un doloroso scisma ricucito dopo un secolo.

In queste infelici circostanze, operò il diacono Rustico, strenuo difensore del Concilio di Calcedonia, dotato di una pietas sincera e fervorosa, uomo di fede e di preghiera, animato dalle autentiche motivazioni di una coscienza religiosa sensibile e schietta. La sua intensa attività di corrispondenza aiutò l’episcopato a formulare un giudizio retto sulla “posta in gioco” e sull’atteggiamento assunto dal Pontefice che, cedendo alle minacce, alle lusinghe, alle pressioni della corte imperiale, con i suoi pronunciamenti, rischiava di rimettere in discussione il dogma cristologico.

Che cosa pensare del dissenso apertamente manifestato dal diacono Rustico nei confronti del Pontefice? Il clima generale dell’epoca imponeva di “schierarsi”: perché ogni moderazione appariva un cedimento o un compromesso. In tale situazione, il comportamento del papa Vigilio lasciava disorientati anche i suoi più fedeli collaboratori. Tutti erano ben consapevoli della pretestuosità della questione dei Tre Capitoli: la loro riprovazione serviva da “maschera” per coprire un atto teologicamente molto più grave: la condanna della definizione cristologica del Concilio di Calcedonia. L’atteggiamento vago e incomprensibile di Vigilio, giustificabile forse per le circostanze sfavorevoli in cui venne a trovarsi, non aiutava certamente a rasserenare gli animi di coloro che erano sinceramente e giustamente preoccupati di non intaccare l’autorità e il valore del IV Concilio Ecumenico. La storia recente aveva dimostrato che i tentativi di oscurarlo e di minimizzarlo erano sempre possibili e, una volta attuati, le loro conseguenze potevano risultare devastanti. Di qui la fermezza adoperata da Rustico e, in questo senso, ci sentiamo di giustificare il suo operato: il suo fu un “martirio teologico” per la difesa del bene più prezioso nella Chiesa, la fede in Gesù Cristo.

Don Roberto Spataro

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Corpus Domini a Pordenone: S. Messa e processione eucaristica

Il gruppo Una Voce di Pordenone annuncia che domenica 29 maggio alle ore 18.00 sarà celebrata la S. Messa cantata seguita dalla processione eucaristica in occasione del Corpus Domini. Chiesa della Santissima (Via San Giuliano – Ponte di Adamo ed Eva) Pordenone.
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I PADRI DELLA CHIESA AIUTANO A CONOSCERE E AD AMARE LA MADONNA

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“Perché voi cattolici «adorate» la Madonna? Non sapete che è un grave peccato, idolatria, e che è espressamente proibito dalla Bibbia?” A queste domande, che agguerriti testimoni di geova o membri di altre denominazioni religiose ci pongono, segue sempre una delle classiche obiezioni da essi adoperata per insinuare il dubbio della legittimità del culto mariano: “Non sapete che la Madonna non è Vergine? Ha avuto altri figli, come tutte le altre donne”. E subito sciorinano i passi del Vangelo in cui si menzionano “i fratelli e le sorelle di Gesù”. Non sono pochi i fedeli cattolici che rimangono disorientati. Alla sensazione di amarezza, per aver ascoltato parole irriguardose verso la Madre del Signore, può persino subentrare, insidiosa, la domanda: “E se fosse vero quello che mi hanno detto? Non è che abbiano ragione loro che conoscono così bene la Bibbia?”. Non c’è ragione di temere.

La Bibbia, anche nei passi che riguardano la Vergine Maria, è stata amorevolmente e sapientemente interpretata da una schiera di santi, molti dei quali espressamente riconosciuti come tali, vissuti nei primi secoli della storia della Chiesa. Sono chiamati “Padri della Chiesa” perché con il loro insegnamento, autenticato da una coraggiosa e coerente testimonianza di vita cristiana, hanno aiutato la Chiesa tutta a “generare” la sua fede nella comprensione della Rivelazione del Signore. Per questo motivo essi sono tenuti in grande onore dalla Chiesa che ricorre spesso al loro magistero per progredire nella conoscenza della Parola del Signore, ieri, come oggi. Basta scorrere le pagine del Catechismo della Chiesa Cattolica per accorgersi che molto frequentemente passi delle loro opere sono stati inseriti per illustrare il contenuto della fede cattolica. I nomi di alcuni Padri della Chiesa sono ben conosciuti: Ambrogio, il grande vescovo di Milano che osava rimproverare l’Imperatore per i suoi peccati, Gerolamo, l’austero monaco del deserto al cui seguito si consacravano a Dio le ragazze più buone, il fior fiore delle nobili famiglie romane del tempo, Agostino il figlio di Monica convertito dalla preghiere e dalle lacrime della madre. Molti altri, invece, non sono noti alla maggioranza dei fedeli.

Ebbene, i Padri della Chiesa hanno avuto un ruolo fondamentale anche nella comprensione del ruolo della Madonna nella storia della salvezza, della sua dignità eccezionale, della sua intercessione superiore a quella di tutti gli altri santi. Già molti secoli fa, essi hanno letto anche quei passi della Bibbia che, oggi, non si sa se più per ingenuità o per ignoranza, i testimoni di geova e gli aderenti ad altre sette, citano per sminuire la grandezza e la bellezza della Madonna.

Per esempio, Gerolamo, grande conoscitore del mondo ebraico, cioè del mondo del tempo di Gesù e della composizione dei Vangeli, faceva notare che molto spesso nella Bibbia la parola “fratello e sorella” è adoperata per indicare i consanguinei, noi diremmo oggi i cugini, le cugine, persino i nipoti. Gerolamo, come altri Padri della Chiesa, metteva in evidenza come sarebbe stato davvero incomprensibile se Gesù, prima di morire sulla croce, non avesse affidato la Madre ai suoi ipotetici fratelli, anziché al discepolo Giovanni. La spiegazione è semplice: la Madonna non aveva altri figli!

È dunque molto utile conoscere l’insegnamento dei Padri della Chiesa per mostrare la validità del culto mariano, solidamente fondato su una riflessione teologica che proprio loro hanno iniziato. Essi erano dotati di un dono peculiare: erano capaci di penetrare nel cuore della Parola di Dio e di scoprirvi tanti significati che sono come nascosti sotto il velo delle parole. Quanto comprendevano della Scrittura comunicavano ai fedeli riuniti nelle assemblee liturgiche per celebrare i sacramenti e per nutrirne la vita spirituale. Non ha forse Gesù stesso promesso nel Vangelo: “Lo Spirito Santo vi guiderà alla verità tutta intera”? I Padri della Chiesa, realmente ispirati dallo Spirito, hanno accompagnato la Chiesa tutta nel progresso dell’intelligenza delle verità della fede, che danno speranza e fiducia alla nostra vita. In particolar modo, hanno compreso come non si possa accogliere il messaggio di Gesù, la sua azione redentrice, senza conoscere, amare e onorare la sua Santissima Madre, della quale parlano con accenti di commozione, di tenerezza, di ammirazione.

Uno degli antichi Padri della Chiesa, molto venerato ancora oggi dai cristiani della martoriata terra dell’Iraq, esclamava: “Davvero, Gesù, tu e tua madre siete i soli ad essere bellissimi in tutto. In te, infatti, o Signore, non esiste alcun difetto alcuno; né vi è macchia nella madre tua”. I Padri della Chiesa sono stati aiutati a sviluppare le loro profonde riflessioni sulla Madonna dalla pietà, il sentimento con cui, spontaneamente ed affettuosamente, sin dall’inizio della storia della Chiesa, tutti i fedeli, sia i più fervorosi e coerenti sia quelli più tiepidi e superficiali, hanno coltivato nei riguardi della Madre del Signore, sentita come Madre di tutti i cristiani.

I Padri della Chiesa, però, hanno aggiunto un elemento importantissimo a questo culto: ne hanno mostrato ed approfondito il fondamento teologico. In altre parole, hanno aiutato a capire come la venerazione per la Madonna non solo sia solamente utile, conveniente, opportuna. Essa è anche necessaria per essere degli autentici cristiani.

Potremmo paragonare l’entusiasmo e l’attaccamento dei fedeli alla Madonna alle pietre di un meraviglioso edificio. Queste pietre hanno bisogno di essere ordinatamente disposte e dunque i muratori, esperti ed operosi, si mettono al lavoro per elevare questo costruzione. Sono i Padri della Chiesa. Agiscono sotto l’abile regia di un architetto veramente eccezionale: lo Spirito Santo. Questo edificio, costruito nei secoli passati e in cui noi pure abitiamo e di cui godiamo, è la teologia e il culto mariano. La Chiesa, incessantemente, si preoccupa di abbellire questa casa, costruita solidamente sulle strutture innalzate dai Padri della Chiesa.

John Newman era un sacerdote anglicano, molto dotto e pio, vissuto nel secolo XIX. Si mise a studiare con passione i Padri della Chiesa e scoprì che gli anglicani, staccandosi dalla Chiesa cattolica, avevano commesso un grave errore: avevano rinunciato a praticare la devozione mariana. Si fece cattolico e il Papa del tempo, Leone XIII, decise di nominarlo cardinale. Questo grande studioso un giorno scrisse ai suoi amici anglicani: “I Padri mi fecero cattolico. Anche per la dottrina sulla Vergine Maria, i Padri mi bastano. Vi scrivo perché mi sento chiamato a confessare apertamente la mia dottrina mariologica, affinché gli altri possano conoscere, se vogliono venire dove sono io, ciò che debbono ritenere sulla Vergine Maria”.

don Roberto Spataro, sdb

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II PELLEGRINAGGIO SUMMORUM PONTIFICUM “SULLE ORME DI BENEDETTO”

DALL’8 AL 10 LUGLIO IL II PELLEGRINAGGIO

SUMMORUM PONTIFICUM

“SULLE ORME DI BENEDETTO”

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Il CNSP (Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum) torna a riunire a Norcia i fedeli italiani del Populus Summorum Pontificum.  I prossimi 8, 9 e 10 luglio ci ritroveremo per il II Pellegrinaggio Nazionale “Sulle orme di Benedetto”: un’intensa esperienza spirituale, accompagnati dai Monaci del Monastero di S. Benedetto.

Ecco il

PROGRAMMA

venerdì 8 luglio 2016,

dalle h 17,00: accoglienza dei pellegrini

h 19,45: Compieta in Basilica con i Monaci

dalle h 20,00: cena libera.

sabato 9 luglio 2016,

dalle h 7,00: confessioni in Basilica

         h 8,30: trasferimento in pullman alla Chiesa di San Salvatore, a Campi di Norcia (punto di partenza della traversata a piedi per rientrare al Monastero);

      h 9,00: recita del S. Rosario e inizio della traversata a piedi per rientrare a Norcia (circa 3 ore di cammino. Chi desidera, potrà rientrare in pullman);

h 12,00: S. Messa in Basilica;

h 13,30: pranzo libero;

h 17,30: Vespri in Basilica con i Monaci;

h 18,00: conferenza spirituale;

h 19,45: Compieta in Basilica con i Monaci;

h 20,30: cena del Pellegrinaggio.

 domenica 10 luglio 2016,

h 8,30: trasferimento in pullman fino al punto di partenza della nuova traversata a piedi verso la Basilica (breve: circa 45 minuti);

h 10,00: S. Messa conventuale in Basilica;

h 11,45: commiato dei pellegrini.

Come sapete, la sistemazione (vitto e alloggio) dei pellegrini è libera. Pertanto, per venire incontro alle esigenze di coloro che desiderano programmare autonomamente il loro soggiorno a Norcia, desideriamo segnalarVi le proposte di alloggio che trovate di seguito. Ringraziamo di cuore l’agenzia Via Sacra per la professionalità con cui ci ha accompagnati sin qui, e vi preghiamo di notare che per usufruire di una delle seguenti proposte di soggiorno occorre contattare direttamente la Bianconi Ospitalità di Norcia (Corso Sertorio 12, 06046 Norcia; tel. 0743/816513; fax 0743/817342; mail: info@bianconi.com).

PERNOTTAMENTO E PRIMA COLAZIONE

– Hotel Grotta Azzurra  e Residence la Castellina:

– camera singola, € 64.00

– camera doppia, € 84.00

– camera tripla, € 99.00

– camera quadrupla, € 114.00

Dependance e soluzioni 2 **

– camera singola, € 50.00

– camera doppia, € 63.00

– camera tripla, € 78.00

– camera quadrupla, € 93.00

Sconto del 10% sulla seconda notte e sulle successive (per chi si trattiene anche per la festa di San Benedetto, 11 luglio).

Cena dei Pellegrini (sabato 9 luglio, sera): € 25,00, bevande incluse

Pasti per gli altri giorni: € 18,00, al menù del giorno, bevande incluse

Per comprensibili esigenze organizzative, Vi preghiamo di volerci comunque dare notizia della vostra partecipazione al pellegrinaggio all’indirizzo mail cnsp2007@gmail.com, precisando, se possibile, dove alloggerete, e se desiderate avvalervi del transfer in pullman per raggiungere San Salvatore in Campi il sabato mattina, e il punto di partenza della breve traversata a piedi verso la Basilica di Norcia la domenica mattina.

NB: per avvalersi dei tansfer in pullman occorre prenotarsi presso la Bianconi Ospitalità, all’indirizzo mail info@bianconi.com o presso il CNSP, all’indirizzo mail cnsp2007@gmail.com. 

                                           IN MANCANZA DI PRENOTAZIONE,                                                  L’ORGANIZZAZIONE NON GARANTISCE IL TRASPORTO.

Per la partecipazione al pellegrinaggio, ai pellegrini di età maggiore di 18 anni è richiesto un piccolo contributo, secondo le possibilità di ciascuno, da versare direttamente in loco. Il contributo minimo consigliato è di € 5,00 per i singoli, € 10,00 per le famiglie. Grazie!

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Il pellegrinaggio, che avrà inizio con Compieta di venerdì 8 luglio, troverà il suo momento focale nella mattinata di sabato 9 luglio, quando i pellegrini, partendo dalla bellissima chiesa di San Salvatore a Campi di Norcia, rientreranno a piedi, attraverso i boschi, al Monastero, per la celebrazione della S. Messa. Nel pomeriggio, tra i Vespri e Compieta, vi sarà una conferenza spirituale, a cura dei Monaci. L’indomani, domenica 10 luglio, un nuovo, breve percorso a piedi riporterà i pellegrini in Basilica, per la S. Messa solenne conclusiva.

Quest’anno il pellegrinaggio si terrà a ridosso della festa benedettina dell’11 luglio, e i fedeli che lo vorranno potranno trattenersi a Norcia anche in quella importante giornata.

Come ha spiegato l’anno scorso padre Cassiano, Priore del Monastero, il pellegrinaggio, con la fatica della traversata a piedi, è un segno del cammino che siamo tutti chiamati a compiere per liberarci dai vizi ed abbracciare compiutamente la virtù. Per i fedeli italiani, inoltre, venire a pregare nel cuore dell’Umbria, quasi un ritorno alle radici della storia cristiana d’Italia, è un’occasione preziosa per riunirsi fraternamente provenendo da tutti i Coetus del Paese, per condividere i frutti spirituali della liturgia tradizionale, perfetta ed integrale espressione della fede cattolica, per consolidare amicizie già strette e per stringerne nuove.

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Rivarolo Canavese: S. Messa cantata per Pentecoste

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Carissimi fratelli,

volentieri ho ricevuto la comunicazione che Vi allego dal Coetus del primo venerdì del mese di Rivarolo Canavese, il quale ha richiesto al Parroco la celebrazione di una S. Messa cantata nella forma straordinaria del Rito Romano per la solennità di Pentecoste, domenica 15 maggio p.v. alle ore 18,00 nella chiesa parrocchiale (e giubilare) di San Giacomo Apostolo.

Sarà presente la corale En Clara Vox, la cui diligenza e capacità musicale (oltre che l’attenzione litugica) molti di noi già conoscono.

L’iniziativa appare lodevole non solo per la solennità del giorno, ma anche per ulteriori due motivi: l’occasione di unirci nella fede alla gioia di una ragazzina (figlia di una famiglia che fa parte del Coetus) che durante la S. Messa riceverà la sua prima Comunione e la possibilità di effettuare un piccolo pellegrinaggio ad una chiesa giubilare e passare per la Porta Santa, ricevendo il dono dell’indulgenza plenaria nell’anno della Misericordia indetto da papa Francesco.

Per questi motivi, il Coordinamento Regionale del Summorum Pontificum per il Piemonte aderisce all’iniziativa e, d’intesa con il Coetus rivarolese, estende a tutti Voi, ai Vostri familiari ed amici e a tutti quelli che nella liturgia antica trovano – per usare le belle parole di papa Benedetto – «una forma, particolarmente appropriata per loro, d’incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia» l’invito a prendere parte alla celebrazione della Messa.

L’invito è rivolto davvero con gioia a tutti, gruppi organizzati o singoli fedeli, in ogni parte della Regione.

L’incontro è fissato alle ore 17,00 sul sagrato della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo (via Ivrea n. 88, a Rivarolo) da dove in processione, pregando, ci recheremo alla chiesa di San Giacomo per varcare la Porta Santa giubilare. Saranno anche presenti dei sacerdoti, disponibili per le confessioni.

Per chi lo desidera, dopo la Messa ci ritroveremo nei locali dell’Oratorio di San Michele per un momento di convivialità e di conoscenza, nella condivisione della medesima fede e della comune venerazione per la liturgia tradizionale.

Confidiamo nella Vostra partecipazione abbondante e gioiosa, così da poter vivere intensamente il primo incontro-pellegrinaggio del populus Summorum Pontificum del Piemonte, primo – si spera – di una serie di incontri che, con il Vostro gradimento, speriamo di poter realizzare.

Per ragioni organizzative, pregherei cortesemente tutti coloro che intendono essere presenti di volermi dare un’adesione via email all’indirizzo piemonte.cnsp@gmail.com. Sono ovviamente a disposizione per ogni chiarimento o necessità.

Con l’occasione comunico che i Coetus che desiderino celebrare l’anno santo della Misericordia con un pellegrinaggio per ottenere il dono dell’indulgenza e celebrare la S. Messa nella forma straordinaria del Rito Romano conformemente al motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XV sono benvenuti nella chiesa parrocchiale di San Giacomo e possono prendere contatto per organizzare l’evento all’indirizzo email di cui sopra ovvero a quello della parrocchia…

Sperando d’incontrarVi numerosi il pomeriggio della prossima Pentecoste, rivolgo a  Voi tutti un cordiale saluto e l’augurio di ogni bene,

M.G.

Coordinamento Regionale del Summorum Pontificum del Piemonte

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UNA MAILING LIST PER IL CNSP

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Cari Amici,

come ci auguriamo abbiate potuto vedere, il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum – cioè tanti, tantissimi Coetus Fidelium italiani del Summorum Pontificum: cioè un larghissimo spezzone del popolo fedele, cioè tutti Voi… – sta cercando di intensificare giorno dopo giorno la sua attività, ringraziando incessantemente la Provvidenza sia per i successi, che ci ha donato, sia per gli insuccessi, con i quali ci migliora spiritualmente ricordandoci che siamo servi inutili. Il CNSP si sforza di rinsaldare sempre più il legame di fraterna collaborazione fra tutti i Coetus, per coagulare quella vera comunità che il Popolus Summorum Pontificum italiano deve solo scoprire di essere ormai diventato.

Per fare questo, come ci capita spesso di dire, non disponiamo di un palazzo di cinque piani di uffici, né di uno stuolo di segretarie, funzionari, press agents, addetti alle pubbliche relazioni, o simili… siamo un (piccolo) pool di volontari, e credo che ciò dica tutto. Chi dedica ogni settimana una parte del proprio tempo a preparare, curare e promuovere la celebrazione di una sola S. Messa tradizionale, provi a proiettare il suo impegno su scala più vasta (non oso dire nazionale, ma ne sarei tentato…), e capirà che, pur mettendocela tutta, se ci lasciate soli non potremo farcela!

Un settore nel quale dobbiamo assolutamente migliorare e migliorarci è la comunicazione. L’aiuto che ci danno il nostro sito (a proposito: lo visitate, almeno di tanto in tanto?), il gruppo fb (a proposito: siete iscritti?), tanti siti amici (come quello che state leggendo), è di fondamentale importanza: ma sarebbe ugualmente importante costituire una mailing-list aggiornata ed affidabile affinché gli avvisi, le notizie più significative, le informazioni più aggiornate possano giungere quam primum a ciascuno di Voi.

Abbiamo deciso di provarci, e potremo riuscirci solo con il Vostro attivo aiuto.

Pertanto, invitiamo formalmente tutti coloro che desiderano essere inseriti nella costituenda mailing-list CNSP a comunicare il loro indirizzo mail scrivendoci a questo indirizzo cnsp2007.mailinglist@gmail.com. Ve lo suggeriamo come buon proposito per questo incipiente mese di maggio, affidando anche questa piccola iniziativa alla protezione di Colei che tutto può ottenere. E invochiamo anche San Gabriele Arcangelo, patrono dei postini e delle comunicazioni.

Se, all’inizio di giugno, riusciremo ad inviare la nostra “circolare” n. 1, ci riterremo davvero e nuovamente benedetti dalla particolare protezione di Maria Santissima.

Buon mese di maggio a tutti!

Per il CNSP, Marco Sgroi

 

 

 

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IN SAN NICOLA IN CARCERE LA S. MESSA PER LA MARCIA PER LA VITA

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Cari Amici,

non è necessario ricordare che il prossimo 8 maggio si terrà a Roma la VI Marcia per la vita, alla quale il CNSP ha aderito con entusiasmo anche quest’anno; promovendo anche quest’anno la celebrazione di una

S. Messa tradizionale,

che sarà offerta in suffragio dell’anima di Mario Palmaro. Le offerte che saranno raccolte durante la S. Messa sono destinate all’Associazione San Giuseppe, che ha per scopo il sostegno e l’aiuto alla famiglia Palmaro.

Come sapete, la Marcia per la vita non partirà più dal Colosseo, ma da piazza Bocca della Verità. Pertanto, anche la celebrazione della S. Messa promossa dal CNSP non si terrà più nella Chiesa dei SS. Luca e Martina, ma è stata spostata nella vicinissima (300 mt.)

BASILICA DI SAN NICOLA IN CARCERE

Via del Teatro Marcello, 46

(vedi mappa)

l’orario della celebrazione è immutato:

h. 8,00

(prima dell’inizio della Marcia).

Il CNSP esorta tutti i fedeli del Populus Summorum Pontificum a partecipare alla Marcia, e a ritrovarsi per la celebrazione della S. Messa, per rendere così ancor più esplicita la testimonianza che tutti offriremo marciando per la vita attraverso le vie di Roma.

 

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Mons. Ferdinando Rodolfi: che il popolo canti

di Italo Francesco Baldo

Introduzione

Chi canta prega due volte

(S. Agostino)

 

Vicenza nel corso dei secoli ha avuto insigni vescovi, che hanno lasciato importanti tracce del loro servizio in città e nella diocesi. Nel secolo scorso Ferdinando Rodolfi, vescovo dal 1911 al 1943 ha lasciato una traccia importante che va rivisitata e considerata alla luce anche dei problemi attuali. La sua preoccupazione fu sempre quella di servire i fedeli e a loro indirizzò numerose sue opere e Lettera pastorali che proponevano sia contenuti di riflessione con un linguaggio chiaro e preciso, ma anche una precisa ed importante lezione di partecipazione alla liturgia. Di recente è nata ad Ancignano-Sandrigo, un’associazione a lui intitolata. L’associazione ha il preciso scopo di valorizzare la liturgia e il canto sacro, particolarmente il gregoriano nel rito della S. messa secondo il Messale romano del 1962 la cui origine fu promossa da San Pio V nel 1570. Ciò in accordo con quanto esprime il Concilio vaticano II nella Costituzione Sacrosactum Concilium e nel Motu proprio di papa Benedetto XVI. Il primo richiama espressamente a valorizzare la domenica, perché essa “ è il fondamento e il nucleo di tutto l’anno liturgico”. Valorizzare significa anche considerare che “la lingua latina, salvo diritti particolari, sia da conservare” come pure il canto gregoriano “ come canto proprio della Liturgia romana”. L’uso della lingua italiana invalso dopo il 1971 non nega la lingua latina, tanto che la riforma della S. messa è prima di tutto scritta in latino. Non esistono problemi, lo ha affermato Benedetto XVI e riconosciuto anche l’attuale pontefice Francesco. Semmai il vero problema è un’eccessiva “fantasia liturgica” cui talora si assiste con !”orchestrine” male acconce per preparazione musicale, per non parlare d’altro. Fantasia che nella musica era presente anche prima, particolarmente nella musica. A questo proposito la cronaca del giornale “Il Berico” del 18 febbraio 1882 ci ragguaglia: “Negli intermezzi – della Sacre funzioni – fra un salmo e l’altro, quell’organista – si tace il nome per decenza – strimpellava come un matto arie le più triviali e invereconde, con accompagnamento d’enormi colpi di gran cassa e piatti. Dalla casa di Dio mi pareva d’essere trasportato ad una baracca d’acrobati saltatori”. Un po’ d’attualità c’è in questo.

Il vescovo Rodolfi promosse molto la dignità della liturgia e del canto che voleva fosse di tutto il popolo, perché è partecipazione attenta e viva. Ben afferma il Concilio Vaticano II nella Costituzione citata: “ La tradizione della chiesa costituisce un patrimonio d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente perché il canto sacro unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della Liturgia solenne. Il canto sacro è stato lodato sia dalla sacra Scrittura sia dai padri, sia dai romani pontefici sia recentemente, a cominciare da S. Pio X, hanno rilevato con insistenza il compito ministeriale della Musica sacra nel servizio divino”. In questa linea era già il vescovo Rodolfi, che curò anche con scelte appropriate di musicisti la musica nella diocesi berica. (cfr. Pio X restauratore della musica sacra, “Bollettino ceciliano, 31 (1936, n.1-2, pp.5-11). Negli anni del suo episcopato era a Roma attivo don Lorenzo Perosi, (Tortona 21 dicembre 1872, Roma 12 ottobre 1956). Nel 1898 Leone XIII lo chiamò a Roma e nel 1902 lo nominò Direttore Perpetuo della Cappella Sistina. Pubblicò il suo primo oratorio: Passione secondo S. Marco, rifuggendo a parafrasi o “abbellimenti” in tutte le sue opere. A Vicenza fu attivo il M.°Ernesto Dalla Libera (Zovencedo, 6 maggio 1884 – Vicenza, 13 giugno 1980, che promosse, lui esponente del movimento ceciliano, proprio a Vicenza nel 1923 il XIII Congresso dell’Associazione Italiana di Santa Cecilia (cfr. Memorie di un nonagenario: sul XIII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di S. Cecilia celebrato a Vicenza nel settembre 1923, Vicenza, Esca, 1978). Il Maestro fu chiamato dal vescovo Rodolfi a rinnovare effettivamente la liturgia nel canto sacro; attività che il musicista promesse nella diocesi berica e in Italia. Il vescovo fu, infatti, presidente dell’Associazione Italiana Santa Cecilia dal 1923 al 1928, quando fu voluto come Presidente onorario, carica che tenne sino alla morte.

In occasione del Congresso XIII mons. Rodolfi pubblicò l’opuscolo Che il popolo canti ossia l’assistenza dei fedeli alla messa cantata, Vicenza, Società anonima tipografica, 1923, ristampato più volte e con Presentazione di G.B. Zilio a Vicenza, Tip. G. Rumor, 1974; ciò a dimostrazione del grande valore della piccola pubblicazione, che, e ben sappiamo che i libri non si giudicano dalla mole, ma dal valore di quanto contengono.

Rileggere oggi quanto scriveva mons. Rodolfi ci aiuta a comprendere l’importanza della musica e del canto sacri, perché, se ben eseguiti, collaborano a quella intensità di preghiera, duplice dice Sant’Agostino, che è richiesta nella liturgia, dove la centralità del Sacrificio eucaristico e fondamentale rispetto a tutto e non a caso proprio questo è l’apice stesso in cui la chiesa cattolica e si esprime, coinvolgendo i fedeli e non distraendoli con “suoni e canti” non appropriati.

Promuovere la musica e il canto sacri  è compito di ogni cristiano e segnatamente dei sacerdoti che nel vescovo, primo liturgo della diocesi, trovano la loro fonte di servizio, come ha sostenuto papa Pio XII nell’enciclica Mediator Dei e il Concilio vaticano II nella Sacrosactum concilium. Ben ha affermato papa Benedetto XVI, ricevendo nel luglio 2015 dal cardinale arcivescovo della città polacca, Stanislaw Dziwisz, la laurea honoris causa conferitogli dalla Pontificia Università “Giovanni Paolo II” e dall’Accademia Musicale di Cracovia, “Nell’ambito delle più diverse culture e religioni è presente una grande letteratura, una grande architettura, una grande pittura e grandi sculture. E ovunque c’è anche la musica. E tuttavia in nessun altro ambito culturale c’è una musica di grandezza pari a quella nata nell’ambito della fede cristiana: da Palestrina a Bach, a Händel, sino a Mozart, Beethoven e Bruckner. La musica occidentale è qualcosa di unico, che non ha eguali nelle altre culture. Questo ci deve far pensare”. Viene sempre da ricordare che tanti musicisti hanno posto la loro arte al servizio della liturgia, aiutando l’anima ad elevarsi a Dio e non semplicemente “per suonare qualcosa per sé”.

Ciò che affermava il vescovo Ferdinando Rodolfi va conosciuto e apprezzato e soprattutto valorizzato attraverso la Scholae cantorum delle parrocchie, come è avvenuto di recente a San Pancrazio, la parrocchia di Ancignano –Sandrigo, a cura del compianto don Pierangelo Rigon (1957-2016) sia per la S. Messa nel modus orandi promulgato da Paolo VI sia per quella secondo il messale del 1962, detta “in rito antico”.

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Ferdinando Rodolfi – Vescovo di Vicenza

 Che il popolo Canti l’assistenza dei fedeli alla messa

istruzioni pel clero

Nota: La Lettera del vescovo è molto articolata e coinvolge prima di tutti i sacerdoti e fornisce loro alcune istruzioni circa l’assistenza dei fedeli alla Santa Messa, tanto letta, che cantata. Accanto riferimenti storici precisi fin dalle origini del cristianesimo, la Cena del Signore, e a coloro che sull’argomento hanno scritto, sottolineando costantemente come vi debba essere sempre precisa unità tra i sacerdote e i fedeli, perché il sacrifico eucaristico è la centralità del vita cristiana, come sottolineava anche il cardinale vicentino Elia Dalla Costa. E in questo, precisa mons. Rodolfi:” Perché il sacerdote rappresenta Gesù Cristo in cui nome agisce all’altare, il popolo deve tenersi unito al sacerdote. Perché il sacerdote rappresenta il popolo, questo deve tenersi unito al sacerdote come a proprio rappresentante presso Cristo”.

Partecipazione non rimanere in passiva presenza e proprio per questo il canto sacro nel quale la parola, talora accompagnata dalla musica, rende in modo preciso proprio la partecipazione. Al canto il presule dedica buona parte del suo scritto e nella sintonia con quanto prescritto da Pio X nel suo Motu proprio e con quell’attenzione che i musicisti davano allora proprio alla loro stessa partecipazione alla liturgia. Infatti, viene precisato: “I fedeli devono essere realmente presenti al Sacrificio dell’altare, a segno che se non ve n’è neanche uno, la Messa non si può celebrare. I fedeli si devono associare al sacerdote celebrante, in modo da offrire essi stessi con lui il sacrificio, non per esercizio di quel vero e proprio sacerdozio che è solo del ministro consacrato, ma per una cotale estensione del potere sacerdotale, quali preganti insieme col sacerdote”. Così prosegue il vescovo: “Questa unione iniziata nella umiltà dell’uomo e nella misericordia di Dio, si conserva per tutta la Messa sino a quando il sacerdote con la benedizione di Dio avrà sciolta l’assemblea e licenziato i fedeli”.

In tutta la Lettera mons. Rodolfi insiste sulla partecipazione e dedica molto al canto, che evidenzia in modo preciso proprio questo legame che deve esistere tra il sacerdote celebrante e i fedeli, ciò perché la S. messa sia ben compresa dai fedeli per la loro edificazione spirituale. Il riferimento è al messale romano in uso nel 1922, che in qualche parte riformato, è quello del 1962, che oggi è utilizzato nelle celebrazioni “in rito antico”, giusto il Motu proprio di papa Benedetto XVI.

Riportiamo della lettera, trascritta da don Pierangelo Rigon (1957-2016), la parte che riguarda il canto dei fedeli, tralasciando le parti, pure importanti, sulla storia del canto sacro da San Paolo a Pio X e le norme che il vescovo detta.

il canto

E veniamo al canto.

Ora sono poche le Messe che si cantano: una volta se ne cantavano assai di più: erano cantate in modo semplice: una cantilena melodica, piuttosto che un can-to. In questo modo si cantava secondo ogni probabilità, nella chiesa primitiva e nelle stesse catacombe. Il canto iniziale del cristiano era una derivazione del canto della sinagoga.

Ed è cosa ben naturale, del resto, perché quando uno parla posa gli accenti sulle sillabe delle parole, sulle proposizioni, sui periodi; e se uno parla in pubblico egli emette la voce con quel ritmo che dicesi accento oratorio, e che serve a togliere la mono-tonia ed a colorire quelle parti del discor-so sulle quali egli vuole attirare l’attenzione degli uditori. Che se poi molti parlano insieme per esprimere gli stessi pensieri e far risuonare le stesse espres-sioni, come avviene di chi prega insieme ed insieme recita ciò che sa a memoria, allora è necessità che si accordino sulle pause e sugli accenti, dando luogo a quella modulazione della voce che dicesi me-lodia.

Tale è l’origine del canto. Ogni riunione ha i suoi canti, ogni associazione le sue canzoni.

i canti primitivi della chiesa

La chiesa ebraica aveva i salmi, che si cantavano nelle sinagoghe e nel tempio. La chiesa cristiana conservò i salmi, ag-giunse i canti evangelici, aggiunse gli inni, i prefazi, le litanie, il Gloria, il Cre-do, gli introiti, i graduali e tutta l’altra fioritura di canti ecclesiastici.

Chi ha studiato i codici più antichi ci assicura che il canto dell’Ordinario della Messa come quello dei Salmi era sempli-cissimo: ogni sillaba veniva pronunciata distintamente con una sol nota, e le in-flessioni della voce coincidevano cogli accenti delle parole. Un tal canto viene detto sillabico. Era segnato con pochi segni convenzionali ed era diretto dalle indicazioni della mano del maestro.

Era un canto di esecuzione facile alla intera massa dei fedeli. Nullameno per l’espressione e la pietà dell’esecuzione, per la fusione di tante voci concordi, pel significato di vivente e maestosa unità riusciva di un effetto commovente.

Ecco come ce ne parla S. Agostino nel libro XI, Cap. 6 delle Confessioni, dove dice di se stesso al Signore quando anco-ra catecumeno a Milano ascoltava il can-to dei fedeli raccolti con Ambrogio nella Basilica: “Quante volte ho pianto pro-fondamente commosso dalle voci della tua Chiesa, che

Quelle voci risonavano nelle mie orec-chie, la verità si scioglieva nel mio cuore, si accendeva l’affetto della pietà e gli occhi si stempravano in lacrime. Io ero beato!” Questi canti antichi rimangono ancora molto probabilmente nei canti più semplici della Chiesa, come nella Messa cantata in tono feriale e nei toni più semplici dei salmi. Si canti bene il Pater noster feriale e si vedrà che esso non è che una lettura devota, che dà un piisimo colorito alle invocazioni con soa-vissimo affetto.

lo sviluppo del canto sacro

In seguito anche i canti dell’Ordinario si ornarono di neumi, si svolsero in voca-lizzi, divennero difficili ad eseguire, sic-chè alcune parti dovettero essere riservate ai cantori. Più tardi venne la musica: seguirono le polifonie. Ricami soavissi-mi di voci che si sovrappongono e si in-trecciano, ma che esigendo una partico-lare perizia dovettero pure riservarsi a pochi ed esperti cantori. Alla polifonia seguì la monodia accompagnata dalle voci, dall’organo ed infine anche dall’orchestra.

alcuni inconvenienti

Ne venne a scemare la spiritualità del canto liturgico. Il popolo si trovò privato del suo canto, e si ridusse spesso ad in-tervenire alla chiesa come un semplice spettatore. Lo stesso clero in molti luoghi non canta più e cede il passo ai laici delle compagnie: i quali spesse volte can-tano senza capire quello che dicono, e perciò cantano senza trasfondere nel can-to il sentimento della fede e della pietà.

Lo stesso celebrante non sente rispondersi dal popolo al suo saluto, non sente il popolo che prosegue l’inno da lui intona-to, non sente neanche i cantori prosegui-re il canto col suo motivo, perché, intona-to il Gloria dal sacerdote, i cantori proseguono con un’altra melodia.

Il Kyrie ed il Gloria occupano talvolta tutta la prima parte della Messa.

Il Credo è un dramma melodico della vita del Signore, con dei sepultus che ci mandan nella caverna e dei resurrexit che ci portano alle stelle: e si dimentica che il Credo è la professione della fede, una fede sicura, ma calma.

Poi il Sanctus è così lungo che arriva al Pater noster e l’Agnus Dei è tale che giunge all’ultima orazione: se pure il maestri non ha anche un mottetto da far cantare all’Offertorio o al Communio per rendere la Messa più solenne – come si dice.

E intanto al celebrante chi bada e chi pensa? Si bada alla musica: si pensa alla musica: si sta attenti se la musica viene eseguita bene: si esce di chiesa sen-za avere nell’anima l’impressione saluta-re del mistero che si è celebrato.

Si sono invertite le parti.

La musica, che è l’accessorio, si è fatta diventare il principale. E la Messa, che è il principale, si è fatta diventare l’accessorio. La troppa musica ha soffocato la Messa ed ha tolto ai fedeli di accompagnarla passo passo con mente attenta e devota.

Che il popolo canti!

Bisogna rimettere le cose a posto.

Che la Messa sia la padrona, e primeggi; e che la musica sia l’ancella e serva la sua signora.

E per far questo conviene tornare all’antico e ricollocare più spesso il canto sulle labbra dei fedeli.

Così quando il celebrante dice Dominus vobiscum, egli si rivolge al popolo e lo saluta; ma e perché non dev’essere tutto il popolo che gli risponde col suo saluto «Et cum spiritu tuo»? Quando il celebrante dice: «Sursum corda» è il capitano che dà l’attenti, il sacro attenti: «in alto i cuori»; ed i soldati perché non devon rispondere: sì, siamo attenti – Habemus ad Dominum -? – Quando il sacerdote, rivolto al popolo, lo invita alla preghiera, canta l’orazione, è il popolo che la deve confermare col suo assenso, rispondendo Amen. Oh, che difficoltà ci deve essere per cavar fuori dal popolo un Amen all’unisono, che è come un evviva dopo un discorso? – Cosí quando il sacerdote intona il Gloria in excelsis Deo, c’è forse una grande difficoltà che il popolo concorde canti di solito lui stesso quelle enfatiche e semplicissime acclamazioni: laudamus te, benedicimus te, adoramus te, glorificamus te, le canti con voce piena, concorde, libera, come si fa nei canti popolari? – E quando il sacerdote al Prefazio invita ad unirsi alla corte celeste nel canto del trisagio angelico, perché non devono essere tutti i presenti a cantare le semplicissime frasi del Sanctus? […]

diffondere l’istruzione dell’“harmonium”

Pei cantori. Poi si viene al canto, e si incomincia a preparare i maestri.

Noi abbiamo procurato di formarli nel Seminario, dove da qualche anno tutti gli alunni che hanno sufficiente attitudine studiano all’harmonium quel tanto che è necessario per sostenere una piccola scuola di canto nelle parrocchie. Questa istruzione all’harmonium ci preme assai e la raccomandiamo come consona alla natura del Seminario, che è l’istituto per preparare i futuri maestri delle cose religiose, tra cui v’è il canto liturgico. Essa è indispensabile alla rieducazione musicale dei fedeli.

Nella parrocchia di Schio venne pure aperta una scuola d’harmonium per gli allievi della città e dei paesi vicini: la citiamo a titolo di encomio e perché serva d’esempio ad altre parrocchie.

Senza maestro non c’è scuola.

Poi si fa la scuola di canto per fanciulli. E per fanciulli qui intendiamo la scuola di tutti i fanciulli della parrocchia: una scuola elementarissima, incorporata con la scuola della dottrina cristiana, della quale deve far parte.

Nella scuola di canto si comincerà con pochi esercizi per educare la voce. Si farà capire che cantare non è gridare, che il canto sacro è una pia declamazione della preghiera. Si faranno i primi esercizi sulle preghiere più semplici, il Gloria Patri ad esempio, il Laudate Dominum omnes gentes, o il Laudate pueri. Ogni cosa che si fa cantare prima si legge, poi si traduce, poi si fa gustare, imparare a memoria, indi declamare; da ultimo si fa cantare, incominciando dai toni più semplici.

Così si procede coi salmi del Vespero della Madonna e della Domenica, si arriva alla Messa breve, alla Messa degli Angeli, alla Messa da morto.

Questa scuola di canto deve essere fatta a tutti, perché al canto corale della chiesa tutti devono partecipare. Sentite S. Ambrogio: «Il Salmo suona dolce ad ogni età, ad ambedue i sessi è adatto. I vecchi lo cantano deponendo il rigore della vecchiaia, i mesti veterani vi rispondono nella giocondità del loro cuore; i giovani lo cantano senza eccitamento di lascivia, i giovanetti senza pericolo dell’età lubrica e senza tentazione della voluttà; le stesse giovani spose salmeggiano senza detrimento del matronale pudore; le donzelle senza inciampo alla verecondia, con sobria gravità, e con la soavità della voce flessibile fanno risonare l’inno a Dio…».

i fanciulli, le fanciulle e il canto sacro

La scuola elementare del canto corale è una cosa distinta dalla schola cantorum, fatta per pochi giovanetti tra i più distinti che sia avviamo poi al canto figurato. Qui parliamo della prima scuola, cioè della elementare, per tutti i fanciulli, per istruirli di ciò che dovrà poi cantare tutto il popolo insieme, cioè la Messa breve e i Vesperi della Domenica. Questa è necessaria per la liturgia di ogni chiesa, e la prescriviamo in ogni parrocchia ed in ogni curazia. La schola cantorum non è per tutte le cure: dove c’è la si conservi, dove si può aprirla la si coltivi: ma non ad esclusione della scuola popolare, coordinando anzi le proprie esecuzioni con la scuola popolare, che deve costituire la massa corale.

La scuola scelta è il giardino pei fiori delle liturgie solenni; la scuola popolare è il campo per l’alimento della liturgia domenicale e feriale: Sta bene anche un fiore sulla mensa; ma il pane non deve mancare.

Le fanciulle però non possono far parte della schola cantorum, perché è proibito dal Motu proprio, che dice: «Le donne non possono essere ammesse a far parte del coro o della cappella musicale».

Neanche si devono istruire solamente le fanciulle nella scuola elementare per far cantare ad esse sole la Messa ed i Vesperi; si devono istruire tutte nel canto corale, ma devono cantare col popolo; e all’istruzione delle fanciulle deve camminare parallela quella dei fanciulli.

le scuole ceciliane

E veniamo da ultimo al compito delle scuole ceciliane esistenti e fiorenti nella Diocesi.

Le scuole ceciliane conservano la loro importanza e l’aumentano se attenderanno alla istruzione delle scuole parrocchiali.

I maestri delle scuole ceciliane si accordino pertanto coi parroci per istituire la scuola popolare di canto nelle classi della dottrina cristiana. Ne siano i primi maestri. Formino nella scuola ceciliana qualche buon insegnante di canto popolare: vigilino l’insegnamento: assistano alle prove: dirigano le prime esecuzioni: armonizzino le due scuole pel canto nelle funzioni. In queste la scuola ceciliana sarà intorno all’harmonium: canterà le parti mobili della Messa e le antifone dei Vesperi: intonerà il Kyrie, i salmi, gli inni: alternerà i versetti col coro popolare, procurando che il canto non venga alterato, Così si farà tutte le domeniche con canto piano e breve. Nelle solennità maggiori poi la scuola scelta potrà cantare un Kyrie od un Gloria in canto figurato, sempre secondo le buone norme liturgiche, curando però di lasciar sempre al popolo una sufficiente partecipazione al canto sia nelle risposte al sacerdote, come in qualche parte fissa ed in un canto finale.

Quello poi che ad ogni modo si deve evitare si è che la scuola scelta escluda il popolo dal canto sacro. Quello che si deve procurare si è che la scuola scelta favorisca il canto del popolo, e canti col popolo le lodi di Dio.

Cantino tutti!

Concludo ricordando a voi ed a me l’esortazione finale del Motu proprio di Pio X: «Per ultimo si raccomanda ai Maestri di cappella, ai cantori, alle persone del clero, ai superiori dei Seminari, degli istituti ecclesiastici e delle comunità religiose, ai Parroci e Rettori delle Chiese, ai Canonici delle Collegiate e delle Cattedrali, e soprattutto agli Ordinari diocesani, di favorire con tutto lo zelo queste saggie riforme, da molto tempo desiderate e da tutti concordemente invocate, affinchè non cada in dispregio la stessa autorità della Chiesa, che ripetutamente le propose ed ora di nuovo le inculca».

Nella solennità dell’Ascensione, per l’occasione del XXVI Congresso Eucaristico internazionale, il Santo Padre PIO XI tenne il Pontificale nella Basilica d San Pietro, e venne cantato il gregoriano da parecchie centinaia di voci. Or ditemi voi, che spettacolo sarebbe stato, se tutti i presenti avessero cantato il Kyrie, il Gloria ed il Credo d’una Messa gregoriana, per esempio la Messa breve? Che potenza sentire erompere da 70-80 mila voci concordi! che magnifica dimostrazione dell’Unità della Chiesa, nell’unità della prece, nell’unità della voce!

Magnum plane unitatis vinculum totius numerum plebis in unum corum coire sed una symphonia (S. Ambrogio, Exp. Psalm. XII 1.9). Ma a questo s’arriverà se ovunque si coltiverà il canto del popolo secondo le melodie della Chiesa.

Che dunque nelle chiese si canti: che i fanciulli cantino, tutti: che i fedeli cantino, tutti: che si cantino i cantici della Chiesa, col canto della Chiesa.

 [dal “Bollettino della Diocesi di Vicenza – Ufficiale per gli Atti Vescovili”, anno XIII, n. 6, giugno 1922, pp.81 – 92]

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