CUSTOS, QUID DE NOCTE?

Campari & de Maistre – una delle voci autenticamente cattoliche più interessanti della blogosfera – ha annunciato nei giorni scorsi l’imminente pubblicazione di un libro steso a più mani da amici e collaboratori, e destinato a celebrare il quinto compleanno del blog. L’uscita del volume – al quale ha collaborato anche Marco Sgroi del CNSP, cui è stato affidato il capitolo sulla liturgia – è prevista per il prossimo 8 dicembre, festa dell’Immacolata. La redazione del blog ha anticipato ai lettori i contenuti del libro con l’articolo che siamo lieti di riprendere qui di seguito.

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“Custos, quid de nocte?” Sentinella, a che punto è la notte? La frase, tratta dal libro del profeta Isaia, appare oggi attuale per descrivere un’attesa che viene vissuta quotidianamente dai fedeli in Cristo. Ormai certo che la modernità stia per dissolversi, come appunto la notte poco prima del mattino, il popolo di Dio, decimato e stanco, sembra ormai in una condizione di attesa. Quando finirà questa lunga notte dello Spirito?

Come sapete bene, dalla sua nascita questo blog ha cercato di offrire quotidianamente una serie di contributi critici alla modernità, senza perdere quella vena ironica e irriverente che caratterizza il sano cattolicesimo. Campari & de Maistre appunto.

Dopo cinque anni di attività la redazione ha pensato di proporre al pubblico una serie di riflessioni, organizzate in un libro, riguardanti la Fede e l’attualità, per fare un bilancio di questi tempi oscuri che ci tocca vivere: il nostro vuole essere un messaggio di natura generazionale, una sfida da proporre a chi, nostro coetaneo, si ritrova davanti un mondo da ricostruire. Da dove partire e verso dove andare?

Il libro è così organizzato: dopo aver rinfrescato alcuni concetti di base riguardanti la sana filosofia (Alessandro Elia e Francesco Righini, Amicizia San Benedetto Brixia) e la sacra Liturgia (Marco Sgroi), il libro procede gettando il guanto di sfida alla modernità e al suo peggior frutto, la solitudine disperata dell’uomo sradicato (Francesco Filipazzi, Riccardo Zenobi, Giuliano Guzzo e Giulia Tanel), per poi allargare lo sguardo verso la società contemporanea attraverso un’analisi approfondita della situazione economica (Giovanni Campari) e geopolitica europea (Paolo Maria Filipazzi) ed internazionale (Fabrizio Cositore e Fabio Petrucci) e delle sfide che l’attendono (Alessandro Rico); si chiude alla fine con una nota di speranza per un ritorno alla pratica delle devozioni (Roberto de Albentiis) e ad un nuovo monachesimo familiare (Matteo Donadoni), supplicando continuamente l’intercessione della schiera dei Santi, ed in particolare della loro Regina, che ci hanno dimostrato come solo nell’imitazione di Cristo si possa rinnovare l’uomo e con lui ricostruire un mondo devastato (Federico Catani).

Ci chiedevamo dunque: da dove partire e verso dove andare? A Dio per Maria è la nostra risposta.

Per chi fosse interessato all’acquisto o ad una presentazione del volume, edito dalla casa editrice Historica (che ringraziamo per l’ampia libertà concessaci) e in uscita l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione, ci può contattare all’indirizzo campariedemaistre@gmail.com.

Il ricavato derivante dai diritti d’autore sarà donato ai monaci di Norcia, colpiti duramente dal recente terremoto.

Alessio Calò e Francesco Maria Filipazzi

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CONSEGNATE AI MONACI DI NORCIA LE OFFERTE DEI COETUS

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Cari Amici del Populus Summorum Pontificum!

Come certamente ricorderete, con la XXIII domenica dopo Pentecoste si è conclusa la raccolta fondi promossa dal CNSP a favore del Monastero di Norcia, seriamente danneggiato dal terremoto del 24 agosto.

Avevamo intenzione di consegnare il frutto della Vostra generosità ai carissimi Monaci in occasione del Pellegrinaggio Summorum Pontificum, che avrebbe dovuto aprirsi proprio a Norcia il 27 ottobre. La Provvidenza ha voluto altrimenti. Le nuove, devastanti scosse di terremoto di giovedì 26 e domenica 30 ottobre hanno dapprima costretto il CISP a modificare il programma del Pellegrinaggio, concentrandolo interamente a Roma, e, poi, ulteriormente e duramente colpito il Monastero, arrecandogli ferite assai più gravi delle precedenti, fino alla distruzione, che ci ha riempito di dolore, della Basilica di San Benedetto.

La consegna ufficiale del ricavato della raccolta, dunque, è stato rinviato, ed abbiamo potuto provvedervi solo pochi giorni fa, grazie a Guillaume Ferluc, Segretario Generale del CISP ed amico fraterno del Coordinamento, che ha incontrato a Roma Padre Cassiano Folsom proprio alla vigilia del “cambio della guardia” alla guida del Monastero, ove – come sapete – gli è subentrato come Priore Padre Benedetto Nivakoff.

Guillaume, che ringraziamo di cuore per aver così autorevolmente rappresentato il CNSP, ha formalmente consegnato a Padre Cassiano il complessivo importo di € 12.268,00, dono di tutti i Coetus fidelium d’Italia, e di numerosi fedeli. Fra i donatori merita una specialissima menzione, ed un ugualmente speciale ringraziamento, la Parrocchia di Rivarolo Canavese, in Diocesi di Ivrea, che ha contribuito con una generosissima offerta di ben € 5.000,00.

Come abbiamo voluto dire a Padre Cassiano consegnandogliene il risultato, con questa raccolta il CNSP ha inteso esprimere l’impegno unitario e corale del Populus Summorum Pontificum d’Italia, e l’affettuosa devozione dei fedeli per i Monaci di Norcia, che costituiscono un insostituibile punto di riferimento – in Italia e fuori – nella buona battaglia per la diffusione della liturgia tradizionale, e, così, per la custodia integrale del depositum fidei.

Abbiamo promesso ai Monaci che non cesseremo di essere loro spiritualmente vicini, e ci siamo raccomandati alle loro preghiere, esprimendo il fermo proposito di continuare a coltivare come e più di prima il forte legame che ci unisce al Monastero di San Benedetto.

La raccolta del CNSP si è, dunque, conclusa; non sono però venute meno le necessità dei Monaci, impegnati in una ricostruzione decisamente più onerosa di quanto non apparisse dopo il terremoto di agosto. Chi desidera dar loro un ulteriore sostegno, può trovare qui tutte le informazioni necessarie.

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LA BATTAGLIA DI LEPANTO

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Ci sono episodi della storia che non conviene ricordare: sono “politicamente scorretti”. Uno di essi è la battaglia di Lepanto. È così chiamata dal nome di una cittadina greca presso la quale si svolse uno scontro navale tra due imponenti flotte, la prima cristiana e la seconda turco-musulmana, avvenuto nel lontano 1571.

Era una giornata autunnale del 1571, la domenica 7 Ottobre, quando due giganti militari si fronteggiarono. Da una parte l’intera flotta turca, la grande “superpotenza” dell’epoca, disposta a forma di mezzaluna, al centro della quale si trovava la nave “sultana”, agli ordini del temibile ammiraglio Alì Pascia, adornata da uno stendardo tutto verde, venuto dalla Mecca e su cui era stato ricamato in oro per 28.900 volte il nome di Allah; dall’altra, allineate come una croce, stavano più di duecento navi, chiamate galee, dotate di cannoni e su cui erano ospitati più di 80 mila persone: tutti cattolici, ciurma ed ufficiali, avevano recitato il Rosario e molti di loro si erano confessati e comunicati dai cappellani che li accompagnavano, pronti a seguire gli ordini del loro comandante supremo, il fratello dell’imperatore Filippo II di Spagna, un giovane di 24 anni, generoso e coraggioso, Giovanni d’Austria. Era un fervente cristiano: non permise che a bordo salissero donne, con cui i marinai potessero commettere azioni immorali. Per quei tempi era una novità assoluta.

Tutte gli scontri militari, purtroppo, producono distruzione e vittime. Anche quella sera, dopo cinque ore di battaglia, quando si contarono morti e feriti, le perdite furono ingenti, da una parte e dall’altra. Eppure, i cristiani esultarono perché la flotta turca, nonostante la superiorità numerica e la fame di invincibilità, era stata sbaragliata: sulla nave ammiraglia dei turchi era stata ammainata la mezzaluna ed issato il vessillo cristiano, un enorme stendardo blu con la raffigurazione in Cristo in Croce. La vittoria militare che annientò l’armata navale turca fu ottenuta anche grazie all’eroismo dei soldati cristiani, come Sebastiano Venier che combatté a capo scoperto e in pantofole. A chi gli domandava il motivo, rispondeva: “Perché le pantofole fanno migliore presa sulla coperta” ed intanto, nonostante i suoi 75 anni, continuava ad imbracciare e a caricare la balestra. Agostino Barbarigo, veneziano, per meglio dirigere le operazioni si scoprì il capo, fino a quando una freccia nemica non gli si infisse nell’occhio sinistro, provocandone, il giorno dopo, la morte. Tra gli spagnoli, un soldato riportò serie ferite ma sopravvisse. Ricordò quel giorno come “il più glorioso di tutto il secolo”. Divenne uno scrittore famoso: Cervantes, autore del celeberrimo Don Quijote.

Le navi cristiane appartenevano a diversi stati dell’Europa del tempo: la Spagna, la Repubblica di Venezia, lo Stato Pontificio ed altri piccoli principati italiani. La coalizione si chiamava “Lega Santa” ed era stata promossa e benedetta da Pio V, un santo Papa che dormiva su un pagliericcio e digiunava frequentemente. Pregava con grande fervore e non sopportava i favoritismi: quando seppe che un suo parente, arruolato nelle milizie pontificie, frequentava le prostitute, lo fece subito cacciare. Mentre gli stati europei sembravano superficialmente insensibili al pericolo che li minacciava e continuavano a litigare tra loro, Pio V fu lungimirante: senza la “Lega Santa”, l’Europa sarebbe caduta sotto il giogo dei Turchi che, da più di un secolo, ottenevano vittorie su vittorie a scapito degli stati cristiani ed imponevano la dura legge dell’Islam. Dopo aver conquistato Costantinopoli nel 1453, erano avanzati nell’Europa orientale, giungendo fino alle porte di Vienna nel 1529. Dall’una e dall’altra parte del Mediterraneo, insidiavano con le loro navi e con i pirati loro alleati: ovunque arrivavano, erano razzie, saccheggi, catture di schiavi, massacri, come quello perpetuato ad Otranto in Puglia, 90 anni prima di Lepanto, dove ancora oggi si conservano le ossa di 800 martiri a cui fu tagliata la testa. Di che cosa fossero capaci i Turchi, desiderosi di sottomettere tutto il mondo cristiano, lo avevano fatto capire, pochi mesi prima di Lepanto, a Farmagosta, una cittadina dell’isola di Cipro: al comandante veneziano che difendeva la fortezza, furono tagliati naso ed orecchie, poi fu scorticato vivo, la sua pelle divenne l’involucro di un fantoccio, esibito poi come un trofeo. Dopo Lepanto, però, iniziò inesorabilmente il declino dell’Impero ottomano, che alla fine della prima guerra mondiale scomparve dalla carte geopolitica del mondo.

A quei tempi le comunicazioni non erano rapidissime come oggi. La notizia della vittoria della flotta cristiana fu annunciata al Papa due settimane dopo. Il corriere veneziano arrivò di notte: il Papa fu svegliato e disse: Nunc dimitte servum tuum in pace. Si trattò di una conferma di quanto il santo Papa era già venuto a conoscenza, in modo soprannaturale. Infatti, nel pomeriggio del 7 Ottobre, era in riunione con alcuni prelati. D’improvviso si alzò, si avvicinò alla finestra, fissò lo sguardo in estasi, vide la Madonna e poi, tornando al suo posto, disse: “Non occupiamoci più di questi affari, andiamo a ringraziare Dio. La flotta cristiana ha ottenuto la vittoria”. Non ebbe dubbi: l’esito felice di quell’evento che permise la salvezza dell’Europa cristiana era stato ottenuto grazie all’intercessione della Vergine. Aveva mobilitato monasteri maschili e femminili, indetto speciali preghiere e processioni, soprattutto aveva ordinato la recita del Rosario per ottenere questa grazia: puntualmente arrivò. Volle pertanto che nelle Litanie lauretane si aggiungesse il titolo “Maria Auxilium Christianorum” ed istitutì la festa della “Madonna delle Vittorie”, che, poi, per decisione dei suoi successori, è diventa la memoria liturgica della “Beata Vergine del Rosario” celebrata la prima domenica di Ottobre.

Sì, a Lepanto, in modo a noi misteriosamente ignoto, intervenne realmente ed efficacemente la Madonna. Ne erano convinti anche i senatori della Serenissima, la Repubblica di Venezia, che sul quadro affisso nella sala delle loro adunanze, fecero scrivere queste parole: Non virtus, non arma, non duces, sed Virgo Rosarii victores nos fecit.

Don Roberto Spataro

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PROSEGUE LA RACCOLTA FONDI PER I MONACI DI NORCIA

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Cari Amici del Populus Summorum Pontificum,

come sapete lo sciame sismico conseguente al terribile terremoto dello scorso 24 agosto non accenna a diminuire, e anche sabato si sono registrate due forti scosse, che hanno colpito, in particolare, la città di Norcia.

Nei giorni scorsi il Priore del Monastero di S. Benedetto, Padre Cassiano, ci ha ricordato che anche eventi come quelli delle ultime settimane possono – devono – avere un’interpretazione spirituale: «un tempo era normale meditare sui Novissimi (morte, giudizio, paradiso, inferno). Sarebbe bello riprendere questa consuetudine». Padre Cassiano ha anche osservato che «ci sono due simboli che possiamo trarre da questa storia e che ci invitano a fare riflessioni importanti. Innanzitutto, la Basilica di San Benedetto e l’altare del santo sono gravemente danneggiati. La cultura cattolica della civiltà occidentale sta crollando. Ce l’abbiamo davanti agli occhi. Il secondo simbolo è l’assembramento di persone attorno alla statua di San Benedetto in piazza, unite nella preghiera. Questo è l’unico modo di ricostruire». Queste parole offrono a tutti noi un’occasione di meditazione che, ne siamo certi, non andrà sprecata.

Abbiamo anche saputo che quasi tutti i Monaci sono rientrati a Norcia, e stanno condividendo con gli altri cittadini colpiti dal sisma i pesanti disagi che esso comporta: come ricorderete, il Monastero e la basilica sono inagibili perché seriamente danneggiati. È facile immaginare che le ultime scosse non avranno migliorato la situazione.

I Monaci ci hanno trasmesso alcune immagini che ne documentano l’attuale sistemazione e, soprattutto, la serena operosità con cui, affidandosi alla Provvidenza, stanno facendo fronte alle difficoltà di queste giornate. In questo modo essi non cessano di essere un punto di riferimento per tutta la città di Norcia – e non solo.

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La raccolta fondi destinata ai necessari restauri della Basilica e del Monastero, nonché al sostegno delle popolazioni assistite dai Monaci, lanciata dal CNSP nella serata dello stesso 24 agosto, ha subito incontrato la generosità del Populus Summorum Pontificum. Già nei primi giorni sono stati raccolti oltre 2000 euro, che confidiamo possano crescere significativamente nelle prossime settimane. La raccolta, infatti, prosegue, e

rinnoviamo a tutti i Coetus l’appello a devolvere in favore dei Monaci

le offerte che verranno raccolte durante le SS. Messe

celebrate nel mese di settembre.

 

Ricordiamo gli estremi per il versamento, da eseguire mediante bonifico bancario all’IBAN

IT88T0200801107000103966047

(Unicredit, Agenzia Torino Carducci;

Beneficiario: Associazione Amici del Summorum Pontificum)

causale:

CNSP – Raccolta fondi terremoto 2016 – Monastero Benedettino di Norcia”.

 

(NB: per ragioni fiscali è necessario che la causale corrisponda a quella indicata).

Grazie di cuore a tutti!

Per il CNSP,

Marco Sgroi

 

 

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UN APPELLO PER I MONACI DI NORCIA

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Cari Amici del Populus Summorum Pontificum!

Come sapete, il terremoto che ha colpito il centro d’Italia ha raggiunto anche Norcia.

I nostri carissimi Monaci del Monastero di S. Benedetto – che costituisce un punto di riferimento per l’intero Populus Summorum Pontificum, e, in particolare, per i Coetus Fidelium italiani – sono tutti illesi, e ne ringraziamo il Signore; però la Basilica, il Monastero e numerose frazioni circostanti hanno subito danni talora ingenti. I Monaci, poi, ci informano che, purtroppo, ci sono molti feriti nei dintorni di Norcia, soprattutto tra gli abitanti dei paesini di montagna.

Non c’è bisogno di un appello del CNSP per intensificare le preghiere che tutti stiamo già elevando al Signore affinché accolga in Paradiso le anime delle vittime ed assista e conforti i nostri fratelli così duramente colpiti, e perché possiamo fare di questa tragedia un’occasione di purificazione spirituale e di espiazione. Siamo certi che numerose SS. Messe verranno offerte nei prossimi giorni secondo queste intenzioni, e ci affidiamo all’intercessione potente di Maria Santissima ed alla protezione di S. Benedetto e S. Scolastica.

Il CNSP desidera anche dare – nei limiti delle sue possibilità – un aiuto materiale. Per questo abbiamo deciso di lanciare un

appello a tutti i Coetus ed a tutti i fedeli,

affinché nel prossimo mese di settembre vogliano destinare le loro offerte, specialmente quelle raccolte durante la celebrazione delle SS. Messe tradizionali,

a beneficio dei Monaci

e del Monastero di San Benedetto di Norcia

per i necessari restauri della Basilica e del Monastero, e per il sostegno delle popolazioni circostanti.

Pertanto, Vi invitiamo a voler convogliare le Vostre offerte – sia quelle dei Coetus, sia quelle personali – al fondo che abbiamo appositamente istituito presso l’Associazione Amici del Summorum Pontificum.

Potrete versare le Vostre donazioni mediante bonifico bancario all’IBAN

IT88T0200801107000103966047

(Unicredit, Agenzia Torino Carducci;

Beneficiario: Associazione Amici del Summorum Pontificum)

causale:

CNSP – Raccolta fondi terremoto 2016 –

Monastero Benedettino di Norcia”.

(NB: per ragioni fiscali è necessario che la causale corrisponda a quella indicata).

Come ripetiamo, le offerte verranno rigirate direttamente ai Monaci, e saranno destinate in parte al restauro del Monastero, in parte al sostegno delle popolazioni locali colpite dal sisma. Daremo tempestiva comunicazione del versamento ai Monaci delle offerte che avrete raccolto durante tutto il mese di settembre.

Vi ringraziamo di cuore, e ci uniamo nella comune preghiera per i nostri fratelli colpiti da questa grave calamità.

Per il CNSP,

Marco Sgroi

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AD ORIENTEM

Qualche giorno fa, il blog Dominus mihi adjutor ha pubblicato un interessante commento alla vicenda dell’ormai nota conferenza di apertura del Convegno Sacra Liturgia 2016, tenuta a Londra lo scorso 5 luglio da S. E. Rev.ma il Sig. Card. Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (conferenza della quale si può trovare qui il testo ufficiale in inglese, e qui il testo francese).

Ne proponiamo di seguito la nostra traduzione redazionale.

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Perché hanno paura di rivolgersi ad Oriente?

 

Incontri oggi, incontri domani. Per il compendio degli insegnamenti chiave della conferenza Sacra Liturgia 2016 si dovrà attendere un altro giorno. Nel frattempo è difficile non meravigliarsi davanti all’ammutolito panico che sembra si stia diffondendo in alcuni settori ecclesiali a causa della nuova avanzata del culto ad orientem. Perché tanta fretta di dismettere questa prospettiva? Di cosa hanno paura nel rivolgersi a Dio?

Hanno forse paura che le persone che hanno fatto esperienza della Messa celebrata ad orientem nelle loro parrocchie possano scoprire che funziona molto meglio per il culto? Hanno paura che i fedeli la apprezzino e la preferiscano? E se è così, perché dovrebbe dargli fastidio? Se dovesse plasmare una congregazione di fedeli rendendola più zelante e soddisfatta dovrebbe essere acclamata. Se dovesse portare più fedeli in chiesa dovremmo danzare dalla gioia (non liturgicamente!).

Ci sono indizi che portano a non ritenere questa la paura più grande degli oppositori. Il Fatto che padre Lombardi abbia incongruamente inserito il tema della Forma Extraordinaria del Rito Romano in un risposta “chiarificatrice” riguardo l’appello del Cardinal Sarah alla celebrazione ad orientem suggerisce, almeno a me, che è questa la loro vera paura. Per loro la celebrazione ad orientem è inequivocabilmente associata alla Messa antica. Se i fedeli sono entusiasti quando il sacerdote si unisce a loro nell’orientarsi a Dio potrebbero anche iniziare ad interessarsi spontaneamente alla Messa antica E potrebbero forse arrivare ad apprezzarla. Questo è ciò che temono?

E non è questo che ha portato padre Lombardi a sentire il bisogno di versare acqua fredda (o si trattava di acido?) sull’espressione “riforma della riforma”? Potrebbe, anche questa, essere una potenziale via indirizzata verso l’apprezzamento della Messa antica?

Se questo sospetto è corretto allora ne conseguono alcuni punti da esaminare.

I) Se i fedeli iniziano ad apprezzare la Messa antica è molto strano che le autorità ecclesiastiche vogliano negare loro ciò che li attrae verso le chiese, che li nutre spiritualmente e che accresce la loro partecipazione nella vita ecclesiale. Che tutto ciò sia desiderabile è appurato. Dunque ciò che non sopportano è il mezzo (la Messa antica) che porta al fine (la nuova evangelizzazione). Perché? Forse perché questo mostra come il grande progetto di riforma postconciliare come messo in atto (ma non come pensato dal Concilio Vaticano II), a cui tanti si sono dedicati completamente, può aver fallito. Se è così allora la promozione della riforma della riforma deve essere perseguita con carità consistente ma anche con fermo vigore presso coloro che la ritengono troppo impegnativa. L’intervento del Professor Stephen Bullivant ha mostrato come tale riforma sia fallita rispetto alle aspettative e alla sua misura come queste erano state pensate dai Padri conciliari. Questa constatazione sarebbe un’amara pillola da mandare giù per molti, se solo la mandassero giù.

II) Se ciò è vero e se la paura più grande è quella di un’espansione della celebrazione della Messa nella Forma extraordinaria del Rito Romano, allora toccherebbe ai riformisti alzare bandiera bianca e dare spazio alla riforma della riforma. Forse i “nuovi riformatori” possono rendere la nuova forma della Messa una migliore forma di culto e riportare i fedeli nelle chiese. L’orientamento liturgico ad orientem sarebbe intrinseco a questa riforma. Se riuscissero a celebrare una Messa in modo che i fedeli siano in grado apprezzarla veramente questo certamente ridurrebbe la causa della Forma Extraordinaria. Ho già sostenuto in passato che l’Ordo Missæ (non propriamente un messale) del 1964/65 è ciò che più si avvicina alla celebrazione della Messa così come è stata pensata nel documento conciliare (cfr. Sacrosanctum Concilium) e dunque sarebbe opportuno dargli nuovamente un’opportunità. Gli spaventati si potrebbero così consolare sapendo che, se dovesse funzionare, il loro impegno nei confronti del Vaticano II non sarà stato vano.

III) Ovviamente se la loro maggiore paura è che anche la riforma della riforma possa non fare miracoli con la nuova forma della Messa, allora la conclusione per molti potrebbe essere che per questa nuova forma non c’è speranza alcuna. In questo caso la riforma della riforma e, in particolare, la celebrazione ad orientem, sarebbero solo serviti a mostrare definitivamente l’inadeguatezza cultuale della nuova forma e a portare all’incontrovertibile conclusione che l’unica strada per andare avanti è rappresentata dalla restaurazione della prassi liturgica preconciliare. È forse il messale del 1962 ciò che temono veramente?

IV) In un commento relativo ad un articolo precedente su questo blog Mark ha fatto notare come ci siano, tra i suoi amici, interamente formati nel contesto delle riforme postconciliari e senza alcuna conoscenza d’altro, alcuni che respingono totalmente l’idea di un ritorno alla liturgia preconciliare e considerano il dibattito sull’orientamento liturgico e la riforma della riforma come arcaici, nel migliore dei casi, trovandolo perfino irrilevante in un mondo in cui molti soffrono la povertà e la violenza: essi si chiedono “Non si tratta forse di un’astrusa discussione che manipola e distoglie l’attenzione mentre il mondo brucia?”. Insieme alla crisi della liturgia si è manifestata una crisi della catechesi. Non è ingiusto dire che vi sono Cattolici che non conoscono nulla della loro religione se non l’insipido minestrone che gli è stato servito sotto il nome di alta cucina. Costoro necessitano di una cordiale e paziente attenzione per essere ri-catechizzati affinché i loro occhi possano essere aperti alla luce. I terrorizzati dal culto ad orientem si aspettano invece che essi siano accontentati con qualsiasi cosa gli si serva.

Niente di tutto ciò è presentato come Vangelo o rivelazione divinamente ispirata. Si tratta solo di un tentativo di comprendere perché la celebrazione ad orientem e, più in generale, la riforma della riforma, abbiano scatenato una simile reazione proprio tra i “liberali”. Veramente molto interessante.

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A tutti i Pellegrini del II Pellegrinaggio Nazionale dei Coetus Fidelium d’Italia “Sulle orme di Benedetto”

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Cari Amici,

fra pochi giorni, venerdì 8 luglio, inizierà a Norcia il II Pellegrinaggio Nazionale dei Coetus Fidelium d’Italia “Sulle orme di Benedetto”.

Ci troveremo per recitare insieme Compieta, e nelle giornate successive intensificheremo la nostra preghiera individuale e comunitaria, insieme ai Monaci, prima di concludere il Pellegrinaggio con la S. Messa di domenica 10 luglio alle h. 10,00, secondo il programma che potete consultare qui.

Ricordiamo a tutti coloro che usufruiranno dei transfer in pullman – sabato mattina e domenica mattina – di volersi trovare alle h. 8,30 presso Porta Romana.

Desideriamo anche segnalare a quanti potessero partecipare al Pellegrinaggio solo nella giornata di domenica 10 luglio che potranno riunirsi a tutti gli altri Pellegrini trovandosi alle h. 8,15 al Monastero di San Benedetto fuori le mura, a pochi chilometri dalla città. Da qui inizierà il breve percorso (circa 45 minuti) che ci riporterà in Basilica per la S. Messa conclusiva del Pellegrinaggio. In alternativa, naturalmente, ci si potrà recare direttamente in Basilica alle h. 10,00.

Chi desiderasse usufruire dei transfer in pullman deve prenotare scrivendo all’indirizzo cnsp2007@gmail.com, oppure direttamente presso la Bianconi Ospitalità, all’indirizzo info@bianconi.com.

Preghiamo Tutti, anche coloro che decidessero solo all’ultimo minuto di partecipare al Pellegrinaggio, o di farlo nella sola giornata di sabato o nella sola giornata di domenica, di volercelo comunque comunicare all’indirizzo mail cnsp2007@gmail.com. Grazie!

 

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L’esempio di San Benedetto per i giovani: una possibilità ancora attuale?

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«L’esempio di San Benedetto per i giovani: una possibilità ancora attuale?»: è questo il tema della conferenza spirituale che Padre Benedetto Nivakoff, del Monastero di Norcia, terrà nel pomeriggio di sabato 9 luglio, tra Vespri e Compieta, a coronamento della giornata principale del II Pellegrinaggio Nazionale dei Coetus Fidelium d’Italia, che si svolgerà fra pochi giorni nel cuore dell’Umbria, nella città natale di S. Benedetto e S. Scolastica, rivitalizzata da alcuni anni dalla fiorente comunità monastica benedettina guidata da Padre Cassiano Folsom.

Avvicinandosi la giornata iniziale del pellegrinaggio – che prenderà avvio venerdì 8 luglio, a Compieta, per concludersi con la S. Messa di domenica 10 luglio, VIII Domenica dopo Pentecoste – possiamo dire a tutti i Pellegrini che i preparativi per accoglierli a Norcia stanno fervendo, e che ci auguriamo di vederli anche quest’anno numerosi per condividere con loro e con i Monaci una così significativa e coinvolgente esperienza spirituale.

Il pellegrinaggio è organizzato dal Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum (CNSP). Il programma completo, con tutte le informazioni pratiche per la partecipazione, può essere consultato qui.

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Un importante premio per l’amico Andrea Carradori

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Domani,  22 giugno 2016alle ore 18,00 presso il Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani, Sala Zuccari, via della Dogana Vecchia 29, l’ amico Andrea Carradori, promotore del CNSP per le Marche, riceverà il  Premio “Marchigiano dell’anno 2016” (istituito nel 1984; 32ma edizione).

Il premio gli viene conferito per questa lusinghiera motivazione:

«Fin dall’adolescenza Andrea Carradori, rimasto da bambino orfano di padre, si è dedicato alla salvaguardia delle tradizioni religiose marchigiane.

Ha dato alle stampe nel 1985 la prima pubblicazione regionale della storia degli antichi organi.

Ideatore e co-fondatore delle Associazioni Culturali e Concertistiche “Domenico Silverj” (Tolentino) e Bichi Leopardi Dittajuti (Civitanova Marche) ha valorizzato attraverso l’allestimento di  Concerti e Conferenze tante chiese e antiche residenze nobiliari delle Marche e con esse la storia locale.

Decisamente contro corrente rispetto le ideologie imperanti, avendo aderito al Movimento anti’89 (per reagire alle eccessive esaltazioni della cosiddetta rivoluzione francese) promosso in Italia dal Prof. Pucci Cipriani, ha dato origine appunto nel 1989 al “Raduno delle Famiglie Storiche Marchigiane”. 

Anche le altre realizzazioni artistiche, con cori, orchestre italiane e straniere, Artisti vari, italiani e stranieri, hanno avuto un’unica finalità: la valorizzazione della tradizione.

In campo religioso ha svolto l’attività di maestro di Cappella presso le Cattedrali di Tolentino, di Macerata e attualmente presso la Basilica di San Nicola di Tolentino dirigendo la Schola Cantorum “Giuseppe Bezzi” istituita nel 1905 per il servizio liturgico del Santuario.

E’ fra i sostenitori di diverse confraternite locali, soprattutto quella del Sacro Cuore di Tolentino che ha recuperato e restaurato l’artistica omonima chiesa.

Collabora come maestro di coro e come accompagnatore all’Organo con numerose realtà ecclesiali locali.

Dopo la pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, (2007) Andrea Carradori ha rivolto ogni sua energia per la valorizzazione dell’antica liturgia latino-gregoriana.

Fa parte del Coordinamento Nazionale “Summorum Pontificum” delle Comunità che in Italia si identificano nell’antica liturgia: un’attiva organizzazione  di laici e sacerdoti che promuove pellegrinaggi e manifestazioni varie anche  per salvaguardare l’enorme patrimonio artistico e musicale collegato ad essa  un vero e proprio” patrimonio dell’umanità”.

Tutta l’attività di Andrea Carradori deve essere inquadrata nell’ottica della valorizzazione della tradizione da affidare intatta alle nuove generazioni».

Ci fa piacere osservare, con una punta di orgoglio del quale confidiamo verremo perdonati, che fra i meriti che gli hanno valso il conferimento del premio, vi è anche l’attività svolta da Andrea Carradori in senso al CNSP, per il quale, come ripetiamo, egli è Promotore per le Marche.

Il CNSP si congratula con il fraterno amico Andrea per l’importante e meritatissimo riconoscimento, che corona anche l’intensa attività da lui svolta per la promozione e la difesa della liturgia tradizionale e della sana dottrina. Ad maiora!

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