Vespri pontificali a Verona

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Domenica 28 dicembre 2014, alle h. 16,00, a Verona, presso la Rettoria di S. Toscana (piazzetta XVI ottobre 27 – Porta Vescovo), S. E. Rev.ma Mons. Giuseppe Zenti, Vescovo di Verona, presiederà i solenni Vespri Pontificali della domenica infra octavam Nativitatis (II Vespri). La celebrazione è promossa da Una Voce Verona – Sez. S. Pietro Martire, in collaborazione con il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum.

La Schola sarà costituita dall’Ensemble Vocale “Veneti Cantores” diretto dal M.° Massimo Bisson.

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Importanti iniziative della FSSP

 

FSSP - Stemma
Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum è lieto di comunicare che, a cura della Fraternita’ Sacerdotale San Pietro (FSSP),

il prossimo 14 novembre, san Giosafat, vescovo e dottore,

alle ore 18:30, presso la chiesa di san Girolamo a Tossignano (BO) saranno celebrati i vespri cantati, seguiti dalla Via Crucis per chiedere il dono di sante vocazioni al sacerdozio.

Alle ore 21:00, nella stessa chiesa, seguirà la recita di compieta.

il giorno successivo,

15 novembre, sant’ Alberto Magno, vescovo, confessore e dottore,

alle ore 7:30
presso la stessa chiesa di san Girolamo a Tossignano (BO)
si terrà il canto delle lodi.

Sempre il

15 novembre, sant’ Alberto Magno, vescovo, confessore e dottore,

alle ore 9:00,

presso il Santuario della Beata Vergine del Piratello a Imola (BO),
verrà celebrata la Santa Messa cantata.

Ad majorem Dei gloriam!

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III PELLEGRINAGGIO INTERNAZIONALE DEL POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM: le riflessioni del CNSP

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Tentare il bilancio di un’esperienza spirituale così intensa come il Pellegrinaggio del Populus Summorum Pontificum è un’impresa ardita. Le grazie e le benedizioni che il Signore ci elargisce per l’intercessione di Maria Santissima e dei suoi Santi, come San Filippo Neri (patrono del pellegrinaggio), non si misurano in termini numerici, in base ai fedeli presenti, alla lunghezza delle processioni, alla potenza dei canti. Ma quando un pellegrinaggio è segnato da una partecipazione così viva ed attiva di pellegrini provenienti davvero da tutta la cattolicità, è difficile sottrarsi alla tentazione di far leva anche sul successo esteriore; e se poi si è avuta la ventura di concorrere  all’organizzazione, come ha potuto fare il CNSP, si rischia di compiacersi con se stessi di un risultato che è solo un dono della Provvidenza.

In rete sono già apparsi diversi commenti, e i vari eventi sono stati illustrati, spesso in tempo reale, con l’ausilio delle immagini, da chi ha avuto la grazia di parteciparvi: per cui è forse superfluo ripetere che tutti gli appuntamenti, a Roma e a Norcia, hanno visto una corale e massiccia presenza dei fedeli. Non basta mai, invece, ricordare con commozione la sincera pietà, il fervore e il profondo coinvolgimento spirituale con cui tutti hanno partecipato, davvero attivamente, alle celebrazioni liturgiche. Lo ha notato anche padre Cassian Folsom al termine della S. Messa di domenica a Norcia: non è frequente sentire la chiesa vibrare dei canti e delle risposte dei fedeli, e percepire così quasi concretamente l’intensità della loro preghiera, come è accaduto in occasione della festa di Cristo Re.

Poiché la cronaca vera e propria del Pellegrinaggio 2014 è già comparsa in rete in questi giorni, vorremmo ora concentrarci solo su alcuni aspetti che ci sembrano particolarmente significativi.

La prima considerazione da fare è che con questo suo terzo Pellegrinaggio internazionale il Populus Summorum Pontificum, una vera famiglia di “normali” sacerdoti e di “normali” laici, ha dimostrato di essere una realtà ormai più che consolidata, diffusa ovunque, che sa attraversare senza scoraggiarsi le difficoltà dei tempi correnti, ben risoluta ad affrontare ogni avversità e ogni turbamento: è consolante osservare quale forza spirituale riesca a dare la S. Messa tradizionale, e come davvero essa rappresenti il principale baluardo dell’intangibilità della dottrina. È questa la vera pace in cui vive la liturgia tradizionale: una pace che non riesce ad essere scalfita da nessuna contrarietà e da nessuna opposizione, per quanto efficaci esse possano apparire.

Un altro aspetto che ha colpito, nel pellegrinaggio di quest’anno, è stata la massiccia, probabilmente maggioritaria presenza di giovani. Anche il particolare coinvolgimento della Federazione Juventutem, che ha celebrato proprio al pellegrinaggio il suo decennale, ha confermato con particolare evidenza che la liturgia “antica” è cosa per giovani. Giovani assolutamente normali, semplici, vorremmo dire ordinari: vedendo i quali proprio non si può pensare che si siano sobbarcati il disagio – e il costo – di un viaggio talora addirittura transoceanico solo per inseguire una moda passeggera.

Accanto ai giovani c’erano le famiglie: anch’esse famiglie normali, semplici, ordinarie. Quelle di cui forse non si è occupato il recente sinodo, la cui bellezza è trascurata e che non fanno notizia, ma sulle quali poggia ancora la trasmissione della fede, e che – come ha dichiarato recentemente il Card. Burke – trovano nella liturgia tradizionale un insostituibile alimento spirituale per affrontare e superare le difficoltà e i problemi della vita famigliare.

Questa terza edizione del Pellegrinaggio, poi, è stata connotata più delle precedenti dalla massiccia partecipazione di fedeli provenienti da tutto il mondo: si è trattato davvero di un pellegrinaggio internazionale, animato in primo luogo dai fedeli nordamericani, che si sono stretti con grande affetto attorno al Cardinal Raymond Leo Burke; ma anche da tanti fedeli sudamericani, specialmente brasiliani, e, fra gli europei, da nutriti gruppi di ungheresi, polacchi, francesi, tedeschi.

Questa concreta ed esemplare manifestazione di vera universalità, che è così connaturata alla perenne liturgia tradizionale, è un prezioso dono anche per i fedeli italiani, che potranno e dovranno derivarne un rinnovato incitamento alla presenza attiva e visibile nelle loro realtà parrocchiali e diocesane, e ne saranno certo stimolati a partecipare ancor più numerosi al prossimo pellegrinaggio (già fissato dal 22 al 25 ottobre 2015), specie come Coetus Fidelium, e non solo come singoli fedeli. In questa prospettiva, si sono segnalati, quest’anno, soprattutto i Coetus della Puglia, che si sono riuniti per raggiungere tutti insieme Roma e Norcia con una rappresentanza di decine di fedeli. Sempre fattivamente presente il Coetus di Castel San Giovanni (diocesi di Piacenza), uno dei pochi Coetus italiani che è sorto e vive interamente in ambito parrocchiale, dimostrando, così, che è possibile, nonostante tutto, realizzare uno degli obiettivi del Motu Proprio: portare la S. Messa tradizionale in ogni parrocchia.

Rispetto all’anno scorso, era sensibilmente accresciuta pure la presenza dei sacerdoti e dei religiosi, anch’essi provenienti da diverse parti del mondo. Se ci ha dato gioia incontrare alcune Suore Francescane dell’Immacolata, ci ha però addolorato non poter vedere nemmeno quest’anno fra il clero i Frati Francescani dell’Immacolata, ai quali tutti i pellegrini si sentono particolarmente vicini.

Il CNSP ha avuto anche quest’anno il privilegio di collaborare con il CISP nell’organizzazione del pellegrinaggio, assumendo la cura dell’Adorazione Eucaristica, presieduta da don Marino Neri, che ha preceduto la processione e il Pontificale di sabato 25 ottobre: ci sia permesso, quindi, ringraziare di cuore i tanti ministranti che, aderendo al nostro invito, e provenendo da varie parti d’Italia, hanno offerto il loro prezioso servizio nella basilica di S. Lorenzo in Damaso e per le vie di Roma. Tutti i pellegrini, poi, devono indirizzare un ringraziamento particolarmente vivo, fra tutti gli organizzatori, a Guillaume Ferluc, infaticabile Segretario Generale del CISP, senza il cui costante impegno né questa, né le precedenti edizioni del pellegrinaggio avrebbero potuto tenersi.

Non si possono chiudere queste note senza ricordare le parole di fede indirizzate ai pellegrini da Mons. Pozzo, dal Card. Pell (purtroppo colpito da un attacco influenzale, sicché la sua omelia è stata letta da don Mark Whitoos, che ha celebrato in sua sostituzione la S. Messa), dal Card. Burke e, a Norcia, dal Card. Brandmüller, che ha anche impartito la benedizione papale. Soprattutto, non si può non ricordare la commozione con cui è stata accolta la lettura della lettera indirizzata al Delegato Generale del CISP, Giuseppe Capoccia, da Benedetto XVI, per dire la Sua vicinanza spirituale ai pellegrini ed ai “grandi cardinali” che appoggiano e celebrano il rito antico. Ed è ancora con le parole che Benedetto XVI, il Papa del Motu Proprio, ebbe a dire proprio in occasione della Sua elezione, che il CNSP vuole suggellare le sue riflessioni sul Pellerinaggio 2014 del Populus Summorum Pontificum: “nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte”.

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CARI AMICI DEL POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM!

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Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum – CNSP partecipa attivamente al III Pellegrinaggio Internazionale del Populus Summorum Pontificum (Roma – Norcia, 23-26 ottobre 2014) ed aderisce con entusiasmo all’appello lanciato dal CISP a tutti i fedeli italiani perché partecipino numerosi agli eventi del Pellegrinaggio.

In questi giorni di confusione e disorientamento, ritrovarci con tanti altri fratelli nella fede cattolica, provenienti da ogni parte del mondo, per pregare insieme al ritmo della liturgia tradizionale, sarà anche un modo per manifestare la nostra incrollabile adesione alla perenne dottrina della Chiesa, che si esprime così mirabilmente nella S. Messa gregoriana, giacchè legem credendi lex statuit supplicandi.

Sforziamoci, dunque, di essere tutti presenti a Roma, e partecipiamo alla processione che ci porterà in San Pietro insieme a quanti, da ogni parte del mondo, si raccoglieranno attorno al Card. Burke per unirsi all’offerta della Santa Messa presso la tomba dell’Apostolo.

Per concorrere concretamente alla realizzazione del pellegrinaggio, il CNSP ha assunto con gioia sia l’incarico di curare l’Adorazione Eucaristica che, presso la Basilica di S. Lorenzo in Damaso, presieduta da don Marino Neri, precederà la processione verso San Pietro; sia l’organizzazione della trasferta Roma-Norcia-Roma, per assistere alla S. Messa solenne che p. Cassian Folson osb celebrerà nella Basilica di S. Benedetto domenica 26 ottobre, con l’assistenza e l’omelia del Card. Brandmüller.

 

VI CHIEDIAMO ANCHE UN AIUTO CONCRETO!

Invitiamo TUTTI I MINISTRANTI ad accorrere numerosi per prestare il loro prezioso servizio durante la processione e il successivo Pontificale in San Pietro. L’appuntamento è per sabato 25 ottobre, non oltre le ore 9,00, in veste e cotta, presso la Basilica di San Lorenzo in Damaso, piazza della Cancelleria, Roma. Se potete, preannunciate la vostra presenza all’indirizzo lazio.cnsp@gmail.com.

A TUTTI COLORO CHE HANNO PRENOTATO IL PULLMAN PER NORCIAricordiamo che la prenotazione può ritenersi perfezionata solo quando riceverete una mail di conferma dall’agenzia organizzatrice. Se, pur avendo inviato la mail di prenotazione, non avete ancora ricevuto conferma, segnalatecelo all’indirizzo lazio.cnsp@gmail.com o all’indirizzo emiliaromagna.cnsp@gmail.com: provvederemo noi stessi a verificare che la vostra prenotazione sia andata a buon fine.

Tutti a Roma e a Norcia, dunque, per testimoniare la nostra fede, la nostra perseveranza, il nostro amore per la Santa Messa, la nostra riconoscenza per il dono inestimabile del Motu Proprio Summorum Pontificum, e la nostra volontà di proseguire lungo il cammino per la sua piena e serena applicazione nelle nostre diocesi e nelle nostre parrocchie!

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POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM: il CNSP organizza il pullman per Norcia

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LA S. MESSA PER SAN PIO X A CASTELFRANCO VENETO in attesa del grande pellegrinaggio internazionale del Populus Summorum Pontificum

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Alla presenza di numerosissimi fedeli commossi e partecipi, fra cui vogliamo ricordare il prof. Fabio Marino, Presidente Nazionale di Una Voce Italia, sabato 27 settembre, presso il Duomo di Castelfranco Veneto, mons. Marco Agostini, Cerimoniere Pontificio, ha cantato nella forma straordinaria del Rito Romano la S. Messa votiva di San Pio X. La cerimonia è stata promossa – su iniziativa del Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum e, in particolare, del suo promotore regionale per il Triveneto, avv. Cristiano Gobbi di Trieste – dai Coetus Fidelium del Veneto, del Friuli – Venezia Giulia e del Trentino – Alto Adige. Il Populus Summorum Pontificum di quelle regioni ha voluto così esprimere la propria devozione a San Pio X, in occasione delle celebrazioni del centenario del suo beato transito, nella basilica in cui fu ordinato sacerdote il 18 settembre 1858. Dei sentimenti dei fedeli è stato ottimo interprete mons. Agostini, che ha dedicato la sua toccante omelia – di cui Lo ringraziamo di averci fornito il testo, che pubblichiamo qui di seguito – all’esaltazione delle virtù sacerdotali, delle quali San Pio X – come sacerdote, come Vescovo e, infine, come Sommo Pontefice – diede un esempio mirabile, ed al cui incremento dedicò intensamente la Sua attività pastorale.

La S. Messa dello scorso sabato ha segnato anche un importante momento per tutti quanti vivono la loro fede al ritmo della liturgia tradizionale, dando concreta e visibile dimostrazione della fraterna unità che unisce tanti fedeli di innumerevoli parrocchie, sparse in tutte le diocesi del Triveneto, e non solo. Il servizio all’altare è stato assicurato da ministranti provenienti da diversi  Coetus della zona, coordinati da Nicolò Calore di Padova. I canti gregoriani sono stati eseguiti da Massimo Bisson, Fabrizio Mason, Nicolò Pasello e Gian-Luca Zoccatelli.

L’evento di Castelfranco Veneto, che è frutto della compattezza e della perseveranza di tutto il Populus Summorum Pontificum, rappresenta così un felice preludio del grande pellegrinaggio internazionale che, per il terzo anno consecutivo, si terrà a Roma e a Norcia dal 23 al 26 ottobre prossimi, culminando nella S. Messa Pontificale che il card. Raymond Leo Burke celebrerà sabato 25 ottobre, alle h. 12,00, all’altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro. È dunque a Roma che i fedeli del Triveneto si sono dati appuntamento per manifestare ancora una volta, e proprio sulla tomba dell’Apostolo, insieme a tanti fratelli nella fede provenienti da ogni parte della cattolicità, il loro indefettibile amore per la liturgia tradizionale e per la Chiesa.

Omelia di Mons. Marco Agostini

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Sia lodato Gesù Cristo! Il 18 settembre 1858 S.E. Mons. Giovanni Antonio Farina, Vescovo di Treviso, in questo storico Duomo di Castelfranco, ordinava sacerdote il diacono Giuseppe Sarto. Cinquanta anni dopo il cardinale Aristide Cavallari – succeduto immediatamente sul trono di San Marco all’indomani dell’esaltazione di papa Sarto al trono di San Pietro – esortava Venezia al giubileo del Pontefice con queste parole: “Allorquando 50 anni or sono Egli novello levita saliva trepidante l’altare per immolarvi la prima volta l’Ostia di pace, era ben lontano dall’immaginare a quali gloriosi destini Lo riserbava il Cielo. Eppure era in quel momento che Dio deponeva nel Suo giovane cuore quel germe potente di grazia che mano mano svolgendosi nella sua vita di sacerdote, di parroco, di Vescovo doveva condurlo con meraviglioso disegno di Provvidenza fino al sublime fastigio della Cattedra di Pietro”[1].

Del germe potente della grazia, del dulce pondus del sacerdozio, che dal 18 settembre 1858 agì nel cuore, e gravò sulle sue spalle, Pio X parla nell’esortazione apostolica Haerent Animo del 4 agosto 1908[2] indirizzata ai sacerdoti, “ferventi o meno” (n. 1), per il suo giubileo sacerdotale. Un appassionato invito a ricordare che l’avvenire della Chiesa passava, ieri come oggi, dalla qualità degli Ecclesiastici: “Ove è un sacerdote veramente buono, quale tesoro è veramente elargito dal cielo” (n. 2).

Per esperienza Papa Sarto sapeva che la santità della vita, più ancora di quella delle parole, era la prima dote necessaria alla dignità sacerdotale: “L’ufficio sacerdotale è di rappresentare la persona di Cristo e di condurre la missione da lui affidata in maniera che sia dato di raggiungere il fine, che Egli ha di mira” (n. 3). Soprattutto nella celebrazione “dell’augusto sacrificio” della Messa “occorre avere la medesima disposizione d’animo, con la quale Egli [Gesù] sull’ara della croce si offrì ostia immacolata a Dio” (n. 4). Gli sovvenivano i ricordi degli anni del Seminario dove aveva appreso le regole della vita sacerdotale e della buona creanza che formarono il suo tratto fermo, gentile ed educato. Aspetti forse oggi tenuti in poco conto. Lì imparò a formarsi come uomo buono, per essere buon sacerdote e santo. Affermava: “A tal fine furono istituiti i Seminari: dove, se coloro che costituiscono le speranze della Chiesa devono essere educati nelle lettere e nelle scienze, nello stesso tempo tuttavia, e più ancora lo devono essere sin dai più teneri anni ad una sincera pietà verso Dio”. Rivedeva le “tappe gioconde” del suddiaconato, del diaconato, del sacerdozio che lo portarono nel Sacerdozio a “essere un cielo tersissimo” (n. 7) nel quale nessuna nube impediva il fulgore della santità di Dio. Vedeva che la santità del sacerdote non stava “semplicemente nel sacrificarsi tutto al bene degli altri”, esercitando le virtù attive, ma si costruiva soprattutto sul fondamento posto da Cristo, ossia l’esercizio delle virtù passive, quelle che conseguono la perfezione individuale (n. 8). Sono esse la conditio sine qua non per la santità del sacerdote, l’abnegazione di sé, la mortificazione che il mondo disprezza e che, anche allora, alcuni sacerdoti mostravano di non apprezzare. Vedeva la fecondità sacerdotale scaturire non dallo sposare le mode e i metodi del mondo – “L’agire a solo scopo di … lucro, l’ingolfarsi negli affari mondani, l’aspirare ai primi gradi e sprezzare i più modesti, il condiscendere alla carne e al sangue…, il soverchio studio di piacere agli uomini, il porre la fiducia del proprio successo nell’umana destrezza della parola” – ma dall’accoglienza del precetto di Cristo: “Chi vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso” (Mt 16,24) (n. 9). L’abnegazione di sé e la vita interiore lo temprarono sacerdote, piegato ai doveri del ministero apostolico. E così nella sua azione pastorale si preoccupò di: “Svellere le male erbe, seminare quelle buone e fruttifere, innaffiare, badar bene che il nemico non vi semini fra mezzo la zizzania” attraverso “La predicazione della parola di Dio, l’ascoltare le confessioni, l’assistere gli infermi e specialmente i moribondi, l’istruire gl’ignoranti nelle cose di fede, consolare gli afflitti, ricondurre i fuorviati, imitare in ogni cosa Cristo, ‘il quale passò la sua vita facendo del bene e sanando tutti coloro che erano oppressi dal diavolo’ (At 10,38)” (n. 10). La vera cura animarum sta nella santità della vita e dei costumi e nell’unione con Dio: così il sacerdote trasmette “il buon profumo di Cristo” al gregge. Il sacerdote non è che uno strumento del quale Dio si serve (11): questa è la scienza che canonizzò nel Santo Curato d’Ars (n. 12).

            San Pio X nutrì la propria santità sacerdotale d’incessante preghiera per sé e per il popolo (n. 14), di meditazione (n. 15) che custodisce il fervore e preserva dalle insidie del mondo (n. 16). “La vita di quei sacerdoti, che fanno poco conto della meditazione delle cose divine … tu vedi in loro illanguidito l’inestimabile tesoro, mondani, seguaci di vanità, che s’intrattengono in frivolezze, che s’accostano alle sacre cose tiepidi, gelidi e forse indegni” (n. 17). La meditazione è il segreto per operare con criterio e zelo (n. 20): chi è alter Christus ha da meditare su Cristo (n. 21). Il sacerdote ha da attendere alla lettura spirituale delle Sacre Scritture (n. 22) e dei libri santi (n. 23). Osservava: “Invece di sovente accade ai nostri tempi che ecclesiastici si lascino a poco a poco annebbiare la mente dalle tenebre del dubbio e seguano le oblique vie del mondo” illusi dal modernismo, la più mortifera delle eresie (aveva scritto nell’enciclica Pascendi) “dal pretesto di conoscere il male e così poter meglio provvedere al bene comune” (n. 24). Il sacerdote, come ogni fedele, ma più di essi, deve sottoporsi ogni giorno all’esame di coscienza (n. 25) che, fatto rinvigorisce l’anima e tralasciato la mette in pericolo (n. 27), esame di coscienza che dispone a ricevere la grazia sacramentale della Confessione (n. 28). In ogni tempo il sacerdote deve splendere nella virtù (n. 30), nell’obbedienza al Vescovo e alla Sede Apostolica (n. 31), nella carità senza limiti per tutti (n. 31), carità d’intelligenza, di cuore e di atti forte nelle persecuzioni (n. 33).

Forgiatosi così come prete, non mutò da vescovo e tale rimase nel Supremo Pontificato. Il suo motto fu: “Instaurare omnia in Christo”. Scriveva il patriarca Cavallari: “Che cosa voleva Egli dire con questo? Voleva dire che fin dall’esordire del suo Pontificato Egli aveva visto a colpo d’occhio tutti i mali da cui era afflitta la cristiana società e per l’amore che fin d’allora lo legava alle anime nostre si proponeva di mettervi ad ogni costo riparo. Fu il suo programma che in mezzo a innumerevoli e gravissime difficoltà si studiò di attuare. Con quale fortezza d’animo non si adoprò a mantenere incorrotta in tutti i cuori la fede! Come vigilò fermo e attento a rinsaldare nel clero la disciplina, nel laicato la sottomissione, il fervore della pietà nelle anime. Il demonio indispettito dalla sua opera Gli mosse guerra da ogni parte”. Prima l’attacco all’azione cattolica, poi le leggi anticlericali della Francia, poi “Anime piene di orgoglio sorgono a spargere inique dottrine che scompigliano le menti, che strappano la fede dai cuori, che impugnano ogni dogma, che calpestano ogni autorità”. Provvide “Al bene delle anime affidandole a saggi e dotti pastori, volendo da per tutto istruiti e zelanti sacerdoti”[3] (Lettera, pp. 6-8).

È commovente ricordare che la sua avventura sacerdotale ebbe inizio proprio in questa bella chiesa. Innanzi alla santità solenne di Pio X, a quella grande eppur ordinaria e nascosta di patriarchi e vescovi come il Cavallari, d’innumerevoli sacerdoti tempratisi alla loro scuola, eleviamo l’accorata preghiera: “Signore donaci ancora santi sacerdoti perché pure noi possiamo diventare santi”. Il Signore, ci conforti ancora con le parole del profeta: “Et dabo vobis pastores iuxta cor meum, et pascent vos scientia et doctrina” (Geremia 3,15). Sia lodato Gesù Cristo!



[1] Giubileo Sacerdotale di S.S. Pio X. Lettera dell’Eminentissimo Cardinale Aristide Cavallari Patriarca di Venezia, Tipografia Patriarcale già Cordella, Venezia 1908, p. 4.

[2] Pii X Pontificis Maximi, Acta, IV, Roma 1914, pp. 237264.

[3] Op. cit., pp.6-8.

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CNSP: S. Messa in onore di San Pio X a Castelfranco Veneto

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Su iniziativa dei Coetus Fidelium del Veneto, del Trentino – Alto Adige e del Friuli – Venezia Giulia,

SABATO 27 SETTEMBRE 2014

alle h. 16,30

presso il

DUOMO di CASTELFRANCO VENETO (Tv)

vicolo del Cristo, 10,

dove San Pio X ricevette il sacramento dell’ordine sacro il 18 settembre 1858 dal vescovo di Treviso, Mons. Giovanni Antonio Farina, fondatore delle Suore Dorotee,

Mons. MARCO AGOSTINI

celebrerà una S. Messa votiva

nella forma straordinaria del rito romano

in onore di

SAN PIO X

**** * **** * ****

L’iniziativa, promossa dal Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum – CNSP a seguito dell’incontro di tutti i Coetus Fidelium del Triveneto tenutosi lo scorso 29 marzo a Verona, intende testimoniare la perenne devozione del Populus Summorum Pontificum per San Pio X nelle terre in cui il Santo Pontefice iniziò il suo ministero sacerdotale.

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DON ROBERTO SPATARO: LA MESSA TRIDENTINA DIFENDE IL SENSO DEL SACRO

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Don Roberto Spataro S.D.B., segretario della Pontificia Academia Latinitas, e docente all’Università Pontificia Salesiana, ha celebrato il 27 luglio scorso a Bacoli (Napoli), nella Parrocchia di S. Anna Gesù e Maria, una Messa in rito romano antico su invito della sezione di Napoli di Una Voce, alla presenza di oltre 100 fedeli. Latinista, docente di letteratura cristiana, Don Spataro è un difensore della liturgia tradizionale ed ha tenuto conferenze sul rito tridentino. LETTERA NAPOLETANA gli ha rivolto alcune domande.

D. Ritiene che la Messa in rito romano antico sia una risposta, per i fedeli che vi partecipano, alla perdita del senso del sacro nella nostra società?
R. Sono d’accordo. Nel mondo occidentale, com’è sotto gli occhi di tutti, il processo di secolarizzazione è drammaticamente sempre più aggressivo ed invadente. Pertanto, è necessario offrire spazi ove il “sacro”, cioè la presenza oggettiva di Dio, sia comunicato e appreso, accolto e assimilato. La Messa “tridentina” privilegia un linguaggio, fatto di parole in una lingua riservata a Dio, e di eloquenti simboli, che coinvolgono tutti i sensi esterni ed interni dell’uomo, capace di trasmettere immediatamente ed efficacemente la bellezza e la potenza del “sacro”.

D. Come spiega il fatto che soprattutto nei Paesi anglosassoni, ma anche in Brasile, siano soprattutto i giovani ad essere attirati dal rito tradizionale?
R. Nei paesi anglosassoni c’è un fenomeno significativo: non sono pochi i giovani che da varie denominazioni protestanti aderiscono al Cattolicesimo e che amano la Messa “tridentina” in quanto in essa trovano ciò che, mossi dalla Grazia di Dio, cercavano: la natura sacrificale della Messa, il ruolo insostituibile del sacerdozio ordinato, la fede nella presenza reale e nella transustanziazione. Inoltre, percepiscono nella Messa tridentina una vera e propria summa della fede cattolica cui hanno dato la loro adesione con entusiasmo e, a volte, subendo ostacoli ed incomprensioni.

D. Per quanto riguarda il clero, si trovano molto più facilmente sacerdoti di 30-40 anni disposti a celebrare il rito tridentino che sacerdoti di 50-60. Come mai?
R. I sacerdoti che oggi hanno tra i 50 e i 70 anni sono stati formati negli anni del postconcilio quando vigeva un certo sospetto, se non una vera e propria ostilità, verso la Tradizione, e si ricercava, nella teologia e nella pastorale, un “novum” concepito ingenuamente come “bonum”. Sono pertanto psicologicamente bloccati verso ciò che ritengono un “ritorno al passato”. Nelle generazioni più giovani, soprattutto in quei seminaristi e giovani che hanno seguito con gioia l’insegnamento del Papa Benedetto XVI, questa precomprensione non c’è, poiché non hanno vissuto né gli anni del Concilio né i primi decenni ad esso successivi. Per alcuni di essi, la Tradizione è una risorsa, un “ritorno al futuro”, se mi è lecito l’ossimoro.

D. In una sua recente conferenza lei ha parlato di “minoranze creative” in riferimento ai gruppi di fedeli che si organizzano per chiedere ai parroci di celebrare con il Vetus Ordo ed ha ricordato che le riforme, anche liturgiche, sono partite a volte da piccole comunità monastiche.
R. Il concetto di “minoranza creativa” è stato valorizzato dall’allora cardinale Ratzinger per descrivere gruppi di persone che, con le loro motivazioni robuste, la loro testimonianza di vita, a volte con la loro organizzazione, e soprattutto con la loro adesione ad un pensiero “forte”, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, i “principi non negoziabili”, possono rigenerare dall’interno la società corrosa dalla “dittatura del relativismo”, un po’come le antiche comunità monastiche hanno salvato e rinnovato creativamente la civiltà romana al suo tramonto. In fondo, quello di “minoranza creativa” è un concetto vicino alla categoria biblica del “piccolo resto”, quei pochi che, per la loro fedeltà a Dio, diventano strumento della sua azione redentrice. Anche nelle epoche più oscure della storia, Dio, nella sua Provvidenza, suscita sempre la presenza di persone pie e buone, umili e coraggiose.

D. Dopo il Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI pensa che il clima sia cambiato e che, almeno in Italia, la diffusione del rito romano antico avvenga con maggiore difficoltà?
R. Non sono in grado di stabilire una “classifica” nazionale delle resistenze al Motu Proprio. Certamente, membri del clero ed anche noti prelati in Italia non hanno nascosto la loro opposizione al Summorum Pontificum. Mi sia consentito affermare che, non poche volte, coloro che esprimono il loro dissenso riguardo alla Messa tridentina ne hanno una conoscenza approssimativa e contestano un documento pontificio senza averlo mai letto interamente!

D. Per i tanti cattolici disorientati dall’aggressione della cultura laicista e dalla desacralizzazione pensa che il ritorno della Messa Tridentina sia una speranza?
R. Sicuramente! Attorno a questa nobile forma liturgica, realmente culmen et fons, fedeli laici e sacerdoti organizzano la propria vita spirituale. Vi attingono i tesori della Grazia divina e vi trovano, come posso constatare soprattutto tra i fedeli laici, un alimento robusto per corroborare la propria fede e dare una coraggiosa testimonianza, in un contesto che tende a marginalizzare il Cristianesimo e la sua incidenza sociale, con i risultati che hanno reso il mondo, proprio perché indifferente o ostile a Dio, meno umano e misericordioso, come ci ricorda il Papa Francesco.

Fonte: Lettera Napoletanea

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Linarolo (PV): S. Messa solenne nel giorno della memoria di San Pio X

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Nella Chiesa parrocchiale di Linarolo (PV), mercoledì 3 Settembre, giorno della memoria di San Pio X, alle ore 21, verrà celebrata una S. Messa solenne a cento anni dalla sua nascita al cielo.

In quest’importante occasione verrà benedetto e collocato stabilmente  nella nostra chiesa un nuovo quadro coll’immagine di San Pio X

 

 

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A Lecce S. Messa per i cristiani in Iraq

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La “N” di “Nazareno” tracciata sulle case dei cristiani per indicare chi perseguitare

 

 

Venerdì 1 agosto, giornata mondiale di preghiera in favore dei fratelli perseguitati in odio alla Fede cristiana in Siria, Iraq e in Medio Oriente, il gruppo stabile Summorum Pontificum di Lecce  promuove la celebrazione della Santa Messa “S. Petri ad vincula” alle ore 19,30 presso la chiesa di San Francesco di Paola (piazzetta Peruzzi): tutti sono invitati a partecipare perché il Signore voglia confortare e sostenere questi Suoi nuovi martiri.

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