AD ORIENTEM

Qualche giorno fa, il blog Dominus mihi adjutor ha pubblicato un interessante commento alla vicenda dell’ormai nota conferenza di apertura del Convegno Sacra Liturgia 2016, tenuta a Londra lo scorso 5 luglio da S. E. Rev.ma il Sig. Card. Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (conferenza della quale si può trovare qui il testo ufficiale in inglese, e qui il testo francese).

Ne proponiamo di seguito la nostra traduzione redazionale.

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Perché hanno paura di rivolgersi ad Oriente?

 

Incontri oggi, incontri domani. Per il compendio degli insegnamenti chiave della conferenza Sacra Liturgia 2016 si dovrà attendere un altro giorno. Nel frattempo è difficile non meravigliarsi davanti all’ammutolito panico che sembra si stia diffondendo in alcuni settori ecclesiali a causa della nuova avanzata del culto ad orientem. Perché tanta fretta di dismettere questa prospettiva? Di cosa hanno paura nel rivolgersi a Dio?

Hanno forse paura che le persone che hanno fatto esperienza della Messa celebrata ad orientem nelle loro parrocchie possano scoprire che funziona molto meglio per il culto? Hanno paura che i fedeli la apprezzino e la preferiscano? E se è così, perché dovrebbe dargli fastidio? Se dovesse plasmare una congregazione di fedeli rendendola più zelante e soddisfatta dovrebbe essere acclamata. Se dovesse portare più fedeli in chiesa dovremmo danzare dalla gioia (non liturgicamente!).

Ci sono indizi che portano a non ritenere questa la paura più grande degli oppositori. Il Fatto che padre Lombardi abbia incongruamente inserito il tema della Forma Extraordinaria del Rito Romano in un risposta “chiarificatrice” riguardo l’appello del Cardinal Sarah alla celebrazione ad orientem suggerisce, almeno a me, che è questa la loro vera paura. Per loro la celebrazione ad orientem è inequivocabilmente associata alla Messa antica. Se i fedeli sono entusiasti quando il sacerdote si unisce a loro nell’orientarsi a Dio potrebbero anche iniziare ad interessarsi spontaneamente alla Messa antica E potrebbero forse arrivare ad apprezzarla. Questo è ciò che temono?

E non è questo che ha portato padre Lombardi a sentire il bisogno di versare acqua fredda (o si trattava di acido?) sull’espressione “riforma della riforma”? Potrebbe, anche questa, essere una potenziale via indirizzata verso l’apprezzamento della Messa antica?

Se questo sospetto è corretto allora ne conseguono alcuni punti da esaminare.

I) Se i fedeli iniziano ad apprezzare la Messa antica è molto strano che le autorità ecclesiastiche vogliano negare loro ciò che li attrae verso le chiese, che li nutre spiritualmente e che accresce la loro partecipazione nella vita ecclesiale. Che tutto ciò sia desiderabile è appurato. Dunque ciò che non sopportano è il mezzo (la Messa antica) che porta al fine (la nuova evangelizzazione). Perché? Forse perché questo mostra come il grande progetto di riforma postconciliare come messo in atto (ma non come pensato dal Concilio Vaticano II), a cui tanti si sono dedicati completamente, può aver fallito. Se è così allora la promozione della riforma della riforma deve essere perseguita con carità consistente ma anche con fermo vigore presso coloro che la ritengono troppo impegnativa. L’intervento del Professor Stephen Bullivant ha mostrato come tale riforma sia fallita rispetto alle aspettative e alla sua misura come queste erano state pensate dai Padri conciliari. Questa constatazione sarebbe un’amara pillola da mandare giù per molti, se solo la mandassero giù.

II) Se ciò è vero e se la paura più grande è quella di un’espansione della celebrazione della Messa nella Forma extraordinaria del Rito Romano, allora toccherebbe ai riformisti alzare bandiera bianca e dare spazio alla riforma della riforma. Forse i “nuovi riformatori” possono rendere la nuova forma della Messa una migliore forma di culto e riportare i fedeli nelle chiese. L’orientamento liturgico ad orientem sarebbe intrinseco a questa riforma. Se riuscissero a celebrare una Messa in modo che i fedeli siano in grado apprezzarla veramente questo certamente ridurrebbe la causa della Forma Extraordinaria. Ho già sostenuto in passato che l’Ordo Missæ (non propriamente un messale) del 1964/65 è ciò che più si avvicina alla celebrazione della Messa così come è stata pensata nel documento conciliare (cfr. Sacrosanctum Concilium) e dunque sarebbe opportuno dargli nuovamente un’opportunità. Gli spaventati si potrebbero così consolare sapendo che, se dovesse funzionare, il loro impegno nei confronti del Vaticano II non sarà stato vano.

III) Ovviamente se la loro maggiore paura è che anche la riforma della riforma possa non fare miracoli con la nuova forma della Messa, allora la conclusione per molti potrebbe essere che per questa nuova forma non c’è speranza alcuna. In questo caso la riforma della riforma e, in particolare, la celebrazione ad orientem, sarebbero solo serviti a mostrare definitivamente l’inadeguatezza cultuale della nuova forma e a portare all’incontrovertibile conclusione che l’unica strada per andare avanti è rappresentata dalla restaurazione della prassi liturgica preconciliare. È forse il messale del 1962 ciò che temono veramente?

IV) In un commento relativo ad un articolo precedente su questo blog Mark ha fatto notare come ci siano, tra i suoi amici, interamente formati nel contesto delle riforme postconciliari e senza alcuna conoscenza d’altro, alcuni che respingono totalmente l’idea di un ritorno alla liturgia preconciliare e considerano il dibattito sull’orientamento liturgico e la riforma della riforma come arcaici, nel migliore dei casi, trovandolo perfino irrilevante in un mondo in cui molti soffrono la povertà e la violenza: essi si chiedono “Non si tratta forse di un’astrusa discussione che manipola e distoglie l’attenzione mentre il mondo brucia?”. Insieme alla crisi della liturgia si è manifestata una crisi della catechesi. Non è ingiusto dire che vi sono Cattolici che non conoscono nulla della loro religione se non l’insipido minestrone che gli è stato servito sotto il nome di alta cucina. Costoro necessitano di una cordiale e paziente attenzione per essere ri-catechizzati affinché i loro occhi possano essere aperti alla luce. I terrorizzati dal culto ad orientem si aspettano invece che essi siano accontentati con qualsiasi cosa gli si serva.

Niente di tutto ciò è presentato come Vangelo o rivelazione divinamente ispirata. Si tratta solo di un tentativo di comprendere perché la celebrazione ad orientem e, più in generale, la riforma della riforma, abbiano scatenato una simile reazione proprio tra i “liberali”. Veramente molto interessante.

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A tutti i Pellegrini del II Pellegrinaggio Nazionale dei Coetus Fidelium d’Italia “Sulle orme di Benedetto”

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Cari Amici,

fra pochi giorni, venerdì 8 luglio, inizierà a Norcia il II Pellegrinaggio Nazionale dei Coetus Fidelium d’Italia “Sulle orme di Benedetto”.

Ci troveremo per recitare insieme Compieta, e nelle giornate successive intensificheremo la nostra preghiera individuale e comunitaria, insieme ai Monaci, prima di concludere il Pellegrinaggio con la S. Messa di domenica 10 luglio alle h. 10,00, secondo il programma che potete consultare qui.

Ricordiamo a tutti coloro che usufruiranno dei transfer in pullman – sabato mattina e domenica mattina – di volersi trovare alle h. 8,30 presso Porta Romana.

Desideriamo anche segnalare a quanti potessero partecipare al Pellegrinaggio solo nella giornata di domenica 10 luglio che potranno riunirsi a tutti gli altri Pellegrini trovandosi alle h. 8,15 al Monastero di San Benedetto fuori le mura, a pochi chilometri dalla città. Da qui inizierà il breve percorso (circa 45 minuti) che ci riporterà in Basilica per la S. Messa conclusiva del Pellegrinaggio. In alternativa, naturalmente, ci si potrà recare direttamente in Basilica alle h. 10,00.

Chi desiderasse usufruire dei transfer in pullman deve prenotare scrivendo all’indirizzo cnsp2007@gmail.com, oppure direttamente presso la Bianconi Ospitalità, all’indirizzo info@bianconi.com.

Preghiamo Tutti, anche coloro che decidessero solo all’ultimo minuto di partecipare al Pellegrinaggio, o di farlo nella sola giornata di sabato o nella sola giornata di domenica, di volercelo comunque comunicare all’indirizzo mail cnsp2007@gmail.com. Grazie!

 

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L’esempio di San Benedetto per i giovani: una possibilità ancora attuale?

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«L’esempio di San Benedetto per i giovani: una possibilità ancora attuale?»: è questo il tema della conferenza spirituale che Padre Benedetto Nivakoff, del Monastero di Norcia, terrà nel pomeriggio di sabato 9 luglio, tra Vespri e Compieta, a coronamento della giornata principale del II Pellegrinaggio Nazionale dei Coetus Fidelium d’Italia, che si svolgerà fra pochi giorni nel cuore dell’Umbria, nella città natale di S. Benedetto e S. Scolastica, rivitalizzata da alcuni anni dalla fiorente comunità monastica benedettina guidata da Padre Cassiano Folsom.

Avvicinandosi la giornata iniziale del pellegrinaggio – che prenderà avvio venerdì 8 luglio, a Compieta, per concludersi con la S. Messa di domenica 10 luglio, VIII Domenica dopo Pentecoste – possiamo dire a tutti i Pellegrini che i preparativi per accoglierli a Norcia stanno fervendo, e che ci auguriamo di vederli anche quest’anno numerosi per condividere con loro e con i Monaci una così significativa e coinvolgente esperienza spirituale.

Il pellegrinaggio è organizzato dal Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum (CNSP). Il programma completo, con tutte le informazioni pratiche per la partecipazione, può essere consultato qui.

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Un importante premio per l’amico Andrea Carradori

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Domani,  22 giugno 2016alle ore 18,00 presso il Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani, Sala Zuccari, via della Dogana Vecchia 29, l’ amico Andrea Carradori, promotore del CNSP per le Marche, riceverà il  Premio “Marchigiano dell’anno 2016” (istituito nel 1984; 32ma edizione).

Il premio gli viene conferito per questa lusinghiera motivazione:

«Fin dall’adolescenza Andrea Carradori, rimasto da bambino orfano di padre, si è dedicato alla salvaguardia delle tradizioni religiose marchigiane.

Ha dato alle stampe nel 1985 la prima pubblicazione regionale della storia degli antichi organi.

Ideatore e co-fondatore delle Associazioni Culturali e Concertistiche “Domenico Silverj” (Tolentino) e Bichi Leopardi Dittajuti (Civitanova Marche) ha valorizzato attraverso l’allestimento di  Concerti e Conferenze tante chiese e antiche residenze nobiliari delle Marche e con esse la storia locale.

Decisamente contro corrente rispetto le ideologie imperanti, avendo aderito al Movimento anti’89 (per reagire alle eccessive esaltazioni della cosiddetta rivoluzione francese) promosso in Italia dal Prof. Pucci Cipriani, ha dato origine appunto nel 1989 al “Raduno delle Famiglie Storiche Marchigiane”. 

Anche le altre realizzazioni artistiche, con cori, orchestre italiane e straniere, Artisti vari, italiani e stranieri, hanno avuto un’unica finalità: la valorizzazione della tradizione.

In campo religioso ha svolto l’attività di maestro di Cappella presso le Cattedrali di Tolentino, di Macerata e attualmente presso la Basilica di San Nicola di Tolentino dirigendo la Schola Cantorum “Giuseppe Bezzi” istituita nel 1905 per il servizio liturgico del Santuario.

E’ fra i sostenitori di diverse confraternite locali, soprattutto quella del Sacro Cuore di Tolentino che ha recuperato e restaurato l’artistica omonima chiesa.

Collabora come maestro di coro e come accompagnatore all’Organo con numerose realtà ecclesiali locali.

Dopo la pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, (2007) Andrea Carradori ha rivolto ogni sua energia per la valorizzazione dell’antica liturgia latino-gregoriana.

Fa parte del Coordinamento Nazionale “Summorum Pontificum” delle Comunità che in Italia si identificano nell’antica liturgia: un’attiva organizzazione  di laici e sacerdoti che promuove pellegrinaggi e manifestazioni varie anche  per salvaguardare l’enorme patrimonio artistico e musicale collegato ad essa  un vero e proprio” patrimonio dell’umanità”.

Tutta l’attività di Andrea Carradori deve essere inquadrata nell’ottica della valorizzazione della tradizione da affidare intatta alle nuove generazioni».

Ci fa piacere osservare, con una punta di orgoglio del quale confidiamo verremo perdonati, che fra i meriti che gli hanno valso il conferimento del premio, vi è anche l’attività svolta da Andrea Carradori in senso al CNSP, per il quale, come ripetiamo, egli è Promotore per le Marche.

Il CNSP si congratula con il fraterno amico Andrea per l’importante e meritatissimo riconoscimento, che corona anche l’intensa attività da lui svolta per la promozione e la difesa della liturgia tradizionale e della sana dottrina. Ad maiora!

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DIACONESSE? UNO SGUARDO SULLA CHIESA ANTICA

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                 Recentemente il Santo Padre ha reso noto di voler istituire una commissione per lo studio del ministero delle diaconesse nella Chiesa antica.

            Ritengo che i membri di tale commissione utilizzeranno la copiosa letteratura teologica esistente sul tema. Già nel 1911, il Dictionnaire de théologie catholique, in uno dei poderosi volumi di cui è composto, che raccolgono una miniera di informazioni, trattava l’argomento, alla voce Diaconesses. L’autore del saggio, dopo una minuziosa disamina delle fonti, concludeva: “Come il ministero delle diaconesse non aveva nulla di sacerdotale, ugualmente la loro ordinazione non aveva nulla di sacramentale” (la traduzione dal francese è mia). Più recentemente, un illustre patrologo contemporaneo, affrontando il medesimo argomento, giungeva a conclusioni identiche: “Di fatto, neppure in Oriente, le diaconesse potevano aspirare a funzioni gerarchiche, rientrando piuttosto le loro competenze in servizi di tipo ausiliario, a supporto assistenziale e organizzativo della comunità”. Gli specialisti dell’Augustinianum, pubblicando la nuova edizione del Dizionario patristico e di antichità cristiane, non hanno omesso di inserire una voce riguardante proprio le “diaconesse”. Leggendo questo articolo, si apprende che “a partire dal IV secolo le testimonianze sulle diaconesse si fanno più numerose, ma esse non sono considerate facenti parte del clero, anche se vengono ordinate con l’imposizione delle mani”.

            Indubbiamente, il contesto in cui il Santo Padre ha manifestato la sua intenzione è associato all’improcrastinabile necessità di una valorizzazione del “genio femminile” all’interno della Chiesa. A tal scopo, gioverà non poco la meditazione di uno dei documenti più belli del Magistero di San Giovanni Paolo II, la Lettera Apostolica Mulieris dignitatem, come in genere, a mio parere, alla Chiesa intera gioverà ancor di più l’applicazione delle linee dottrinali e, pertanto, autenticamente pastorali del ricchissimo insegnamento di quel Pontefice e del Suo degnissimo successore, il Papa emerito Benedetto XVI.

Sac. Roberto Spataro, sdb

Ordinario di Letteratura Cristiana Antica presso l’Università Pontificia Salesiana. Segretario della Pontificia Academia Latinitatis.

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Importanti appuntamenti per il Populus Summorum Pontificum

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TUTTI A NORCIA!

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Cari Pellegrini di Norcia!

Cari Amici del Populus Summorum Pontificum d’Italia!

 

Si avvicina il II Pellegrinaggio Nazionale dei Coetus Fidelium d’Italia a Norcia (8, 9 e 10 luglio 2016), e siamo certi che stiate tutti inserendo in agenda questo importante appuntamento, il cui programma è:

venerdì 8 luglio 2016,

dalle h 17,00: accoglienza dei pellegrini

h 19,45: Compieta in Basilica con i Monaci

dalle h 20,00: cena libera.

sabato 9 luglio 2016,

dalle h 7,00: confessioni in Basilica

h 8,30: trasferimento in pullman alla Chiesa di San Salvatore, a Campi di Norcia (punto di partenza della traversata a piedi per rientrare al Monastero);

h 9,00: recita del S. Rosario e inizio della traversata a piedi per rientrare a Norcia (circa 3 ore di cammino. Chi desidera, potrà rientrare in pullman);

h 12,00: S. Messa in Basilica;

h 13,30: pranzo libero;

h 17,30: Vespri in Basilica con i Monaci;

h 18,00: conferenza spirituale;

h 19,45: Compieta in Basilica con i Monaci;

h 20,30: cena del Pellegrinaggio.

 domenica 10 luglio 2016,

h 8,30: trasferimento in pullman fino al punto di partenza della nuova traversata a piedi verso la Basilica (breve: circa 45 minuti);

h 10,00: S. Messa conventuale in Basilica;

h 11,45: commiato dei pellegrini.

Poiché il pellegrinaggio si terrà a ridosso della festa benedettina dell’11 luglio, i fedeli che lo vorranno potranno trattenersi a Norcia anche in quella importante giornata.

Come sapete, la sistemazione (vitto e alloggio) dei pellegrini è libera. Pertanto, per venire incontro alle esigenze di coloro che desiderano programmare autonomamente il loro soggiorno a Norcia, desideriamo segnalarVi le proposte di alloggio che trovate di seguito. Ringraziamo di cuore l’agenzia Via Sacra per la professionalità con cui ci ha accompagnati sin qui, e vi preghiamo di notare che per usufruire di una delle seguenti proposte di soggiorno occorre contattare direttamente la Bianconi Ospitalità di Norcia (Corso Sertorio 12, 06046 Norcia; tel. 0743/816513; fax 0743/817342; mail: info@bianconi.com).

PERNOTTAMENTO E PRIMA COLAZIONE

– Hotel Grotta Azzurra  e Residence la Castellina:

– camera singola, € 64.00

– camera doppia, € 84.00

– camera tripla, € 99.00

– camera quadrupla, € 114.00

Dependance e soluzioni 2**

– camera singola, € 50.00

– camera doppia, € 63.00

– camera tripla, € 78.00

– camera quadrupla, € 93.00

Sconto del 10% sulla seconda notte e sulle successive (per chi si trattiene anche per la festa di San Benedetto, 11 luglio).

Cena dei Pellegrini (sabato 9 luglio, sera): € 25,00, bevande incluse

Pasti per gli altri giorni: € 18,00, al menù del giorno, bevande incluse.

Per comprensibili esigenze organizzative, Vi preghiamo di volerci comunque dare notizia della vostra partecipazione al pellegrinaggio all’indirizzo mail cnsp2007@gmail.com, precisando, se possibile, dove alloggerete, e se desiderate avvalervi del transfer in pullman per raggiungere San Salvatore in Campi il sabato mattina, e il punto di partenza della breve traversata a piedi verso la Basilica di Norcia la domenica mattina.

NB: per avvalersi dei tansfer in pullman occorre prenotarsi presso la Bianconi Ospitalità, all’indirizzo mail info@bianconi.com o presso il CNSP, all’indirizzo mail cnsp2007@gmail.com.

IN MANCANZA DI PRENOTAZIONE, L’ORGANIZZAZIONE NON GARANTISCE IL TRASPORTO.

Per la partecipazione al pellegrinaggio, ai pellegrini di età maggiore di 18 anni è richiesto un piccolo contributo, secondo le possibilità di ciascuno, da versare direttamente in loco. Il contributo minimo consigliato è di € 5,00 per i singoli, € 10,00 per le famiglie. Grazie!

 

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STORIA DELLA CHIESA IL “MARTIRIO TEOLOGICO” DEL DIACONO RUSTICO E GLI ERRORI DI PAPA VIGILIO (VI sec.)

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È sempre molto istruttivo rivisitare la Storia della Chiesa.

Nel VI secolo dopo Cristo, il diacono romano Rustico, un teologo di prima classe, di cui ci resta un’opera di cristologia intitolata Disputatio contra Acephalos (con questo termine si indicavano i Monofisiti che negavano il dogma cristologico definito dal Concilio di Calcedonia nel 451) entrò in disaccordo con il Pontefice romano, Vigilio, al quale era legato da vincoli di parentela: era il figlio del fratello del Papa. Vigilio giunse a scomunicare il nipote e a deporlo dall’ordo diaconorum.

Entrambi si trovavano a Costantinopoli, dove una buona parte dell’aristocrazia romana si era rifugiata a seguito delle interminabili guerre gotiche che stavano devastando la penisola. Il Papa, eletto, stando ad alcune fonti, per una serie di torbide manovre, era stato di fatto arrestato dall’Imperatore Giustiniano e tradotto a Costantinopoli per confermare la condanna dei Tre Capitoli, fortemente voluta dall’Imperatore. “Tre Capitoli” sono tre autori, Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Ciro, Iba di Edessa, ritenuti eretici dai monofisiti. In realtà, erano autori che, pur ispirandosi ad una cristologia formulata in modo ancora immaturo, erano giustamente considerati ortodossi da coloro che difendevano il Concilio di Calcedonia. In altre parole, per i monofisiti condannare i “Tre Capitoli” significava rimettere in discussione le decisioni del Concilio di Calcedonia, il più importante nella storia della Chiesa per la definizione dello statuto ontologico di Gesù Cristo, due nature, integre e perfette, unite, senza divisione e senza confusione, in un’unica persona. Giustiniano, pur di placare le contese religiose che indebolivano l’Impero, sotto la pressione della moglie Teodora, dichiaratamente monofisita, era disponibile a sacrificare i “Tre Capitoli”, con una condanna post mortem, pur di placare la ribellione dei monofisiti.

Il Papa cedette e con il suo Iudicatum confermò la condanna. Successivamente, con un atteggiamento ondivago, confuso, ambiguo, ritrasse la condanna per poi ribadirla, sia pure con alcuni distinguo che aumentarono le incertezze. La Chiesa in Occidente reagì opponendosi alle decisioni del Papa. Le Chiese di Aquileia e Milano ruppero persino la comunione con Roma e si consumò un doloroso scisma ricucito dopo un secolo.

In queste infelici circostanze, operò il diacono Rustico, strenuo difensore del Concilio di Calcedonia, dotato di una pietas sincera e fervorosa, uomo di fede e di preghiera, animato dalle autentiche motivazioni di una coscienza religiosa sensibile e schietta. La sua intensa attività di corrispondenza aiutò l’episcopato a formulare un giudizio retto sulla “posta in gioco” e sull’atteggiamento assunto dal Pontefice che, cedendo alle minacce, alle lusinghe, alle pressioni della corte imperiale, con i suoi pronunciamenti, rischiava di rimettere in discussione il dogma cristologico.

Che cosa pensare del dissenso apertamente manifestato dal diacono Rustico nei confronti del Pontefice? Il clima generale dell’epoca imponeva di “schierarsi”: perché ogni moderazione appariva un cedimento o un compromesso. In tale situazione, il comportamento del papa Vigilio lasciava disorientati anche i suoi più fedeli collaboratori. Tutti erano ben consapevoli della pretestuosità della questione dei Tre Capitoli: la loro riprovazione serviva da “maschera” per coprire un atto teologicamente molto più grave: la condanna della definizione cristologica del Concilio di Calcedonia. L’atteggiamento vago e incomprensibile di Vigilio, giustificabile forse per le circostanze sfavorevoli in cui venne a trovarsi, non aiutava certamente a rasserenare gli animi di coloro che erano sinceramente e giustamente preoccupati di non intaccare l’autorità e il valore del IV Concilio Ecumenico. La storia recente aveva dimostrato che i tentativi di oscurarlo e di minimizzarlo erano sempre possibili e, una volta attuati, le loro conseguenze potevano risultare devastanti. Di qui la fermezza adoperata da Rustico e, in questo senso, ci sentiamo di giustificare il suo operato: il suo fu un “martirio teologico” per la difesa del bene più prezioso nella Chiesa, la fede in Gesù Cristo.

Don Roberto Spataro

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Corpus Domini a Pordenone: S. Messa e processione eucaristica

Il gruppo Una Voce di Pordenone annuncia che domenica 29 maggio alle ore 18.00 sarà celebrata la S. Messa cantata seguita dalla processione eucaristica in occasione del Corpus Domini. Chiesa della Santissima (Via San Giuliano – Ponte di Adamo ed Eva) Pordenone.
AMDG

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IV pellegrinaggio pugliese SUMMORUM PONTIFICUM

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