TUTTI A FIRENZE PER IL CENTENARIO DI FATIMA!

Senza titoloPresentazioneP1.3Presentazione2.3.bis

 

Il file PDF del Comunicato Congiunto può essere scaricato qui

 

 

Posted in Senza categoria | Commenti disabilitati su TUTTI A FIRENZE PER IL CENTENARIO DI FATIMA!

V GIORNATA DELLA BUONA STAMPA CATTOLICA

Il CNSP è particolarmente lieto di collaborare con il Sodalizio Pio XII nell’organizzazione della

V Giornata della Buona Stampa Cattolica,

che si terrà il prossimo 1° maggio presso la Parrocchia di S. Pietro in Tarquiano, ad Agazzano (PC), strada Misano, 1. Ulteriori indicazioni possono reperirsi nella pagina dedicata all’evento.

Buonastampa3_def

Per informazioni e prenotazioni:

giornatabuonastampa@gmail.com.

Posted in Senza categoria | Commenti disabilitati su V GIORNATA DELLA BUONA STAMPA CATTOLICA

E’ nato il Comitato Summorum Pontificum di Bergamo!

Schermata 2017-03-08 alle 00.52.52Siamo felicissimi di annunciare che lo scorso 6 marzo, a Bergamo, si è costituito il Comitato Summorum Pontificum, che ha dato struttura per così dire istituzionale al gruppo stabile già da tempo attivissimo, come Coetus fidelium, quale promotore della celebrazione della S. Messa tradizionale presso la chiesa della Madonna della Neve (per ulteriori informazioni, potete consultare la nostra pagina delle messe).

Il Comitato – del quale trovate sopra il logo – ha come finalità la promozione e la diffusione della tradizione liturgica, del magistero, della dottrina e della cultura cattolici, con particolare riferimento alla forma straordinaria del rito romano, attraverso l’organizzazione di eventi culturali, pastorali e liturgici aperti a tutta la cittadinanza.

È stata creata anche la pagina facebook del nuovo sodalizio, alla cui Presidenza è stato chiamato l’avv. Lorenzo Vitali.

Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum si rallegra vivamente con gli Amici di Bergamo, dei quali conosce da tempo l’entusiasmo nella promozione della liturgia tradizionale e nella difesa della sana dottrina, e si unisce a loro nel ringraziare la Beata Vergine Maria per la costituzione del Comitato, che affida nella preghiera alla protezione del Madre del Salvatore.

bergamo

Posted in Senza categoria | Commenti disabilitati su E’ nato il Comitato Summorum Pontificum di Bergamo!

SOS PER I CRISTIANI D’ORIENTE

adorientTdPDomenica 26 febbraio presso la parrocchia della Santissima Trinità dei Pellegrini a Roma è stata celebrata una messa secondo le intenzioni dei cristiani d’Oriente, con la predicazione di padre Maxim, apprezzatissimo sacerdote libanese che studia a Roma da qualche anno (pubblichiamo in calce la sua omelia).

Dopo la messa, nei locali della parrocchia si è svolto un incontro di presentazione delle attività di una attivissima ONG d’Oltralpe: SOS Chrétiens d’Orient. E’ doveroso segnalare che quest’associazione cattolica di volontariato è legata alla messa tradizionale e tutti i suoi dipendenti, una ventina, svolgono un ritiro spirituale ogni anno presso i domenicani di Chéméré (FSVF).

In quest’occasione a Roma era presente uno dei fondatori, Benjamin Blanchard, che ha ormai abbandonato la sua professione di notaio per dedicarsi a tempo pieno alla causa dei cristiani d’Oriente.

Benjamin, di ritorno da un recentissimo viaggio in Siria, ha portato la testimonianza di una gioventù profondamente cattolica che, dopo l’esperienza della Manif pour Tous (il Family Day dei francesi), ha voluto impiegare le proprie energie su un progetto che è insieme di volontariato e di evangelizzazione.

Schermata 2017-03-03 alle 22.14.29

Caratteristica peculiare di quest’associazione, fra le tante che hanno come finalità la protezione dei cristiani d’Oriente nelle terre d’origine, è quella di inviare volontari sul campo. La presenza di volontari rappresenta un grande sostegno, materiale e morale, per quelle sventurate popolazioni. I volontari vivono con la popolazione locale e seguono personalmente i progetti di aiuto finanziati, fino ad oggi, da un vasto circuito prevalentemente cattolico di singoli donatori e di parrocchie francesi.

15936617_1618960488121398_6736841496692656676_o

L’entusiasmo che le iniziative di SOS Chrétiens d’Orient hanno suscitato, ha fatto si che, nel giro di pochissimi anni, la mole delle attività sia diventata davvero impressionante. Attualmente l’associazione ha missioni stabili in Siria, Iraq, Giordania e Libano, ma le attività sono in corso di ulteriori sviluppi e sappiamo che ci sono progetti in corso in Egitto e che si sta lavorando anche sul Pakistan.

Abbiamo parlato di volontariato, ma anche di evangelizzazione, e intendevamo evangelizzazione dei volontari.

Quando abbiamo chiesto a Benjamin la descrizione di un volontario tipo, ci è stato risposto che al 90% si tratta di cattolici (veri e sedicenti), ma che per un 10%, no. Sono infatti partiti anche degli atei e molti agnostici, ma la cosa interessante è che, prima di partire, è necessario aderire pienamente all’associazione, con le sue regole e le sue caratteristiche. La vita in missione si svolge in comunità e tutti i volontari sono tenuti alle preghiere del mattino e alla frequentazione della messa domenicale. Risultato: del molti cattolici “tiepidi” partiti, in tanti sono tornati avendo riscoperto il calore della fede e, tra gli altri, si sono avute conversioni e riscoperta della religione cattolica. Ottimo risultato.

16938673_1677998322217614_4155256992895228167_n

Questo incontro con Benjamin presso la parrocchia della Santissima Trinità dei Pellegrini a Roma,   ha visto anche il lancio dell’iniziativa di SOS Chrétiens d’Orient qui in Italia.

ss_trinita_2Grandi sono stati l’interesse e l’entusiasmo sin dal primo momento. Padre Joseph Kramer, parroco della Santissima Trinità, ha approfittato dell’occasione per esprimere la sua forte e personale partecipazione proponendo di aiutare con un impegno immediato la partenza di alcuni dei giovani parrocchiani. Nei prossimi giorni prenderanno poi il via i progetti di gemellaggio fra parrocchie italiane e parrocchie cattoliche d’Oriente, e di preghiera, a cadenza mensile, per i cristiani d’Oriente in alcune parrocchie della capitale in collaborazione con l’associazione Nazarat che porta già avanti quest’iniziativa in alcune città del nord Italia.

Come facciamo da tempo, preghiamo dunque per i cristiani d’Oriente, ma da oggi, sappiamo anche che c’è la possibilità di impegnarsi personalmente per loro regalando una piccola parte della nostra vita. In cambio si può avere davvero molto.

Carlotta Luyt Pallottino

15462923731_a286f33c38_b

OMELIA DI PADRE MAXIM

Oggi è la Domenica della Quinquagesima, l’ultima Domenica prima dell’entrata nel tempo della Quaresima: un tempo di grazie e di ascetismo, un tempo per rinnovarsi, morendo al mondo, morendo agli eccessi di ogni genere in vista di una più intima unione con il Signore Nostro Gesù Cristo.

Ed oggi la Sacra Liturgia ci ha abbinato insieme l’eccelsa lettera di San Paolo ai Corinzi sulla carità, e la sequenza del vangelo di San Luca nella quale il Signore, prima di salire a Gerusalemme, guarisce miracolosamente, l’uomo cieco.

Che cos’è la carità?

Nel mondo contemporaneo viviamo spesso di intellettualismo. La carità ci sembra vana, nuvolosa, incerta, una cosa da giovani inesperimentati con le reali intransigenze della vita, la carità è percepita com’essendo insicura, cambiante, una cosa sulla quale nessun’uomo, ne nessuna donna può fondare il paradigma centrale della sua vita. Anche la parola paradigma, è un termine freddo e meccanico, ecco l’ideale di oggi. Viviamo secondo la ghiacciata premessa cartesiana di cogito ergo sum, penso dunque sono, riducendo l’uomo ad una super-calcolatrice che solo serve a produrre formule e algoritmi…

Ma una fame dall’interno dei cuori umani si ribella a questo stato di essere odierno, riduttivo e offensivo. L’uomo non si può solamente nutrire, né del pane di questo mondo, né delle parole della scienza, ha bisogno di più.

Ma che cos’è la carità?

Il fallimento dei illuministi dei secoli passati fino ad oggi, tiene al fatto che loro si sono fermati all’uomo, alla sua ragione, al suo domino sulla materia, dall’omo cogitans (l’uomo che pensa) è nato l’omo faber (l’uomo che fa), poi dall’uomo che fa, siamo passati all’uomo che si fa, che cambia incessantemente se stesso. Per i primi, il valore dell’uomo teneva al fatto che pensava: un uomo di pensiero, di concetti, di astrazione.

Per i secondi, il valore dell’uomo teneva al fatto che l’uomo produceva: la tecnica, il progresso, la scienza, le nave transatlantiche, le aeri mastodontici, i tanchi, i missili. Per gli ultimi il valore dell’uomo teneva al fatto che esso poteva cambiarsi se stesso, senza fine: la genetica, gli impianti bioelettrici, la fertilizzazione medico-assistita, il gender e gli interventi medicali per cambiare di sesso. In somma l’uomo che di più in più, riesce ad impadronirsi dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo, dell’infinitamente esteriore, all’infintamente interiore. Ecco l’uomo serio di oggi. Ridotto, pero, sempre all’ambito della materia.

Ma che cos’è la carità?

La carità è quella che spinge il mondo. Le movimenti della carità precedono le movimenti visibili della materia. La carità è il sottocorrente che guida i pregevoli cambiamenti del mondo visibile… La giusta carità è ordine nel disordine. La carità è forma della Bellezza e la vittoria della Verità è la carità.

La carità ti guarda nel fondo del tuo essere, ti guarda come sei, senza distorsioni, ti guarda nella nuda percezione del tuo essere interamente inerme. E là nella tua più meravigliosa e desistita vulnerabilità, nella tua indifesa insufficienza, la carità ti guarda e ti dice di una voce disarmata: ti amo.

La carità non sfugge da davanti a te. Purché saresti preoccupato per i tuoi peccati, nero come un carboniccio, turbato e tormentato per la tua sporchezza, la carità si precipita su di te e finge di non vedere nulla della tua colpa. La carità avanza verso di te e ti abbraccia nonostante tutto perché essa sa perfettamente che senza di lei non ci sarebbe nessuna possibilità per te di essere salvato. Invitandoti alla fonte inestinguibile del Confessionale, lei ti soffoca d’amore per liberarti dal peccato.

Pur’ essendo inoffensiva, la carità è forza. Nonostante la sua umile e feribile natura la carità è sempre forza. Tutto quello che si dice di contrario sulla carità sono solo le calunnie diffondate dai nemici di essa per allontanare l’uomo dalla sua vera Felicità. Il vero principio della forza risiede, non nelle violente espressioni dell’industria umana: nella tecnica, nella scienza, nell’informazione chiacchierona, ma, nella carità.

Tuttavia attenzione: la carità gioca e schiva, si fa desiderare e fa spesso languire d’ardore chi l’ama e chi si è lasciato ferire dalla sua spada. La carità sfugge poi torna, poi sfugge di nuovo, poi torna, per ri-sfuggire di nuovo, facendo morire di desiderio le anime dei fedeli, così via via facendo accrescere le cisterne dei cuori, divinizzandoli per partecipazione, rendendo la loro fame celestialmente spirituale e comprensiva.

Nessuno può impossessarsi ne impadronirsi ne usurpare la carità, neppure rendersene esperto come si farebbe di un campo di sapere intellettuale. Nessuno può imprigionare la carità all’interno del suo torso. La carità sfugge a tutti i nostri calcoli, a tutte le nostre macchinazioni, non si può né comprare la carità, ne diventarne scienziati, né rendersene i tecnici. La carità pretende e reclama per se la libertà la più assoluta.

La carità invece si lascia solo sedurre dalla benevolenza di chi si fa seduttore della carità, si lascia sedurre dalla magnanimità, dalla gratuita, dalla pazienza, dalla gratitudine e dalla gioia. La carità non si lascia impossessare da nessuno, ma ci invita a lasciarsi possedere da esso, e l’unico modo di possedere la carità e di lasciare le sue fiamme trasformare il legno della nostra umanità in issopo incandescente.

Nessuno può incatenare la carità in formule o espressioni dotte: la carità segue piuttosto la poesia del Canto dei Cantici, la carità traspira appena dall’apofatica e dalla catafatica descrizione che ne fa San Paolo, ma sempre in modo racchiuso e segreto:

La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

Né si lascia la carità trascinare in un discorso discursivo secco e arido; Né si presta a una mediatizzazione esibizionista e sensazionale. Ma la carità invece obumbra liberamente nei cuori di chi si lascia incantare dalla poesia, dalla prosa, dai canti, dalle lode, dalle parabole della Sacra Scrittura, dalla Sacra Liturgia e dalle preghiere della

Chiesa. E sommamente la carità si fa anche Carne e Sangue nel Santissimo Sacramento per poi vivere nei cuori e nelle mente dei Fedeli che lo ricevano. Rimanendo insipido, fino a quando chi lo riceve se ne lascia attrarre interiormente, conquistare e poi rapire.

La carità quando tocca i nostri poveri cuori, approfondendoli, dilatandoli, sollevandoli, fa sì che il cuore umano comincia a vedere. Non è più cieco. Ma comincia veramente a guardare verso l’Oriente dei cuori. Quel Oriente da dove sorge il Vero Sole spirituale. Quel Oriente verso il quale guardano tutti i nostri Sacrifici, verso il quale si sono girati materialmente, realmente e simbolicamente tutti gli Altari della Chiesa per secoli, come girasoli alla ricerca della luce e del calore del sole. Verso l’Oriente da dove verrà il vero Sole, Gesù Cristo il Signore dei cuori.

Fili David, miserere mei.

« Allora grido dicendo : Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me ! »

“Che cosa voi che io faccia per te?”

“Signore, che io veda di nuovo!”

E Gesù li disse: “Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato.”

La Carità è di vedere con l’occhio del cuore.

All’interno della Santissima Trinità c’è quest’amore, questa Carità, anzi, la Santissima Trinità è quest’amore. In realtà l’essenza di Dio è amore. E quest’amore soavissimo e giocatore ti sfida di trovarlo, perché lui ti ha creato, lui ti ha creata, perché lui ti ha salvato e lui ti ha salvata e adesso è lui che ti invita a stare con lui.

Oggi abbiamo tra di noi, membri dell’associazione SOS Chretiens d’Orient, che si occupa dei Cristiani perseguitati in Medio-Oriente, in Siria, Iraq, Giordania, Libano, Egitto e Pakistan. Il scopo della loro organizzazione è di aiutare le persone a radicarsi nuovamente nei loro territori e a consolidare la loro presenza laddove i cristiani sono popolazioni autoctone. L’unica Chiesa Cattolica, presente in Occidente ed in Oriente, milita ancora grazie al benevolato e all’oblazione personale di tanti cattolici europei: italiani, francesi, inglesi, tedeschi, spagnoli, tra l’altro, che si sono spontaneamente impegnati per i fedeli Cristiani perseguitati in Oriente.

S.O.S. Chretiens d’Orient, è un’iniziativa francese, che non manca di ricordarci, un certo spirito francese cavalleresche inquieto per il polmone orientale della Chiesa. Nessun’altro che Urbano II al Concilio di Clermont in 1095 ha riuscito a formulare in qualche parole questa nobiltà di spirito:

“Popolo dei Franchi, popolo d’oltre i monti, popolo come riluce in molte delle vostre azioni eletto ed amato da Dio, distinto da tutte le nazioni sia per il sito del vostro paese che per l’osservanza della fede cattolica e per l’onore prestato alla Santa Chiesa…”

“Vi muovono e incitino ali animi vostri ad azioni le gesta dei vostri antenati, la probità e la grandezza del vostro re Carlo Magno e di Ludovico suo figlio e degli altri vostri sovrani che distrussero i regni dei pagani e ad essi allargarono i confini della Chiesa.”

Penso senza dubbio che se c’è oggi eredi legittimi a quei Franchi che vivevano nell’inquietudine per i loro confratelli cristiani d’Oriente, e a chi si è indirizzata l’esortazione di Papa Urbano II, queste eredi lo siete voi.

Posted in Senza categoria | Commenti disabilitati su SOS PER I CRISTIANI D’ORIENTE

Monaci tra le rovine: a colloquio con il priore del monastero di San Benedetto di Norcia

monaci_1_interna_560x368px

Il 30 ottobre scorso, in circostanze tragiche, il monastero di S. Benedetto a Norcia è diventato il più conosciuto d’Italia, quando tutti i telegiornali ne hanno mostrato la chiesa ridotta in macerie, solo la facciata ancora in piedi. In tanti sono allora rimasti colpiti dall’immagine di alcuni monaci che, subito dopo il terremoto, correvano tra le rovine con la stola viola sulle spalle, per aiutare i concittadini in difficoltà e per confessare chi si trovasse in pericolo di vita (caso che poi non si è verificato). Sempre loro, in seguito, si sono messi a pregare nella piazza principale di Norcia, proprio davanti alla chiesa distrutta: in una società in cui solo il dubbio e l’assenza di significato sembrano essere di casa, questa ferma e serena testimonianza di uno sguardo spirituale sul mondo e sull’uomo non ha mancato di stupire.

Il primo nucleo di questa comunità benedettina giovane e internazionale, con una marcata componente statunitense, è arrivato a Norcia nel 2000 guidato da Padre Cassian Folsom, sotto il quale il rinato monastero di S. Benedetto – i monaci mancavano da Norcia da quasi duecento anni – ha messo radici e ha cominciato a dare buoni frutti nello spirituale e nel temporale: giovani vocazioni attratte da una vita rigorosamente ascetica e contemplativa al ritmo della liturgia cattolica nella sua forma tradizionale, ma anche attenti lavori di restauro, dischi di canto gregoriano, un sito internet, un laboratorio che produce l’apprezzata birra Nursia, visitatori, amici e pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.

Questo fino allo scorso 30 ottobre. Ora tutto si è fermato, tranne la preghiera dei monaci benedettini, che tra molte difficoltà hanno dovuto spostarsi in una sede provvisoria tra i monti circostanti alla città.
Il sisma ha inferto una grave ferita anche alla biblioteca del monastero, patrimonio spirituale e culturale arricchito da molti libri donati da Benedetto XVI, che è stata in gran parte travolta dal crollo della chiesa adiacente. La Biblioteca dell’Università Cattolica ha voluto perciò raccogliere la testimonianza di Padre Benedetto Nivakoff, trentasettenne originario di New York recentemente succeduto a Padre Cassian nella guida della comunità.

D – Padre Benedetto, per chi ha conosciuto da vicino la vostra comunità, vedere in televisione e sui giornali la chiesa in macerie è stato un duro colpo. Come prosegue la vita monastica dopo il disastro? Quali sono stati i problemi più grandi e quali sono le prospettive per il futuro?

R – Grazie a Dio e all’appoggio di molti amici, la vita monastica a Norcia è proseguita anche dopo il disastro del terremoto, non però senza qualche difficoltà. La prima sfida era semplicemente quella di sopravvivere, cioè di trovare un posto sicuro per ogni monaco. Inizialmente questo significava vivere in tenda, dove il caldo della giornata era seguito subito dal freddo della notte, e dove a stento si trovavano comodità come acqua calda e pane fresco. Con l’arrivo del tardo autunno e l’aumentare del freddo, non volendo affrontare l’inverno in tenda (un inverno che, guardando indietro, è stato più freddo di quanto allora potevamo immaginare!), abbiamo costruito due piccole case di legno, una come dormitorio comune e l’altra come cappella e refettorio. Grazie a questi edifici abbiamo potuto mantenere il ritmo di preghiera e lavoro richiesto dalla regola e affrontare la neve invernale, che quest’anno è stata straordinariamente abbondante. Oltre alla questione più immediata e pratica di trovare una dimora sicura per i monaci, bisognava far fronte alla mancanza di tante cose: dovevamo recuperare almeno gli oggetti indispensabili alla vita quotidiana tra quelli che si potevano ancora salvare dagli edifici danneggiati – e molto pericolosi – a Norcia. C’era anche la necessità di mantenere i contatti con le tante persone che hanno un vincolo spirituale con il monastero e, infine, di pensare al futuro, cioè alla costruzione di una struttura monastica provvisoria dove poter trascorrere i prossimi anni di ricostruzione senza mancare troppo ai doveri dell’osservanza monastica, e riprendere anche l’accoglienza degli ospiti, che purtroppo in questo momento è assai limitata.

monaci_3_interna_560x368px_1

D – San Benedetto è patrono d’Europa: il crollo della sua basilica a Norcia può essere interpretato a livello simbolico come il collasso spirituale dell’Europa contemporanea? Sarà possibile non essere travolti dalla “dittatura del relativismo” – per usare la celebre espressione di Benedetto XVI – che pervade il vecchio continente?

R – Questa interpretazione è senza dubbio giusta. Papa Benedetto ha trovato parole precise per descrivere una schiavitù molto antica, conosciuta e combattuta pure da san Benedetto: la “dittatura del relativismo” è quella tirannia che nega la verità che ci fa liberi, cioè la verità di Dio, e nasconde alla conoscenza dell’uomo il fondamento innato e indelebile della sua dignità, il suo essere stato creato da Dio e nell’immagine di Dio. Quando questo fondamento viene messo in discussione, le concezioni ideologiche possono imporsi e la dignità dell’essere umano rischia di essere calpestata in modi molto diversi: dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo, mentre chi difende Dio, difende l’uomo. Oggi come ieri san Benedetto ci indica la via: nella sua Regola incontriamo una visione della vita umana in cui Dio ha il primato, ed è proprio questo, il primato di Dio nella vita umana, che permette e garantisce la fioritura di una vera e autentica umanità.

D – Un libro ormai classico, L’amour des lettres et le desir de Dieu di Jean Leclercq, evidenzia l’amore per gli studi e per la cultura dei monaci medievali. Anche Paolo VI, nel proclamare san Benedetto patrono d’Europa, sottolineò che lui e i suoi figli costruirono una nuova civiltà per i popoli europei «con la croce, con il libro e con l’aratro». Ritiene che si tratti di un fenomeno legato alle contingenze di secoli passati o piuttosto di un carattere congenito al carisma benedettino?

R – Questo fenomeno è sicuramente congenito al carisma benedettino, dal momento che quest’ultimo è ispirato al Vangelo di Gesù Cristo, al quale è indissolubilmente legato. Il “libro” di cui parla il beato Paolo VI, grazie al quale i monaci benedettini hanno portato avanti il progresso cristiano, è innanzitutto il Vangelo. La “lectio divina” è parte integrante della vita del monaco, e di conseguenza sono necessari i libri della Sacra Scrittura e tutte le opere della nostra Tradizione plurisecolare che ci aiutano a comprendere i testi sacri nel modo corretto, come gli scritti dei Padri della Chiesa. Inoltre, ogni tipo di erudizione che aiuta il monaco ad arrivare a una fede matura, che non antepone nulla all’amore di Cristo, ha un posto privilegiato nella vita benedettina. Perciò, lo studio della teologia, intesa come “fides quaerens intellectum” e sostenuta da una filosofia sana e realistica come quella di san Tommaso d’Aquino, ben si addice alla vita monastica. D’altra parte il cristianesimo, per sua natura, afferma l’importanza e la nobiltà dell’intelletto umano grazie proprio alla sua perenne, e mai esausta, capacità di andare incontro a Dio rivelato in Cristo, nel Verbo Incarnato che, quale Sapienza del Padre e Logos eterno, abbraccia e contiene tutta la realtà da Lui creata, sostenuta e redenta.

D – “Claustrum sine armario est quasi castrum sine armamentario”: il vecchio adagio monastico è ben noto. Che ne è della vostra biblioteca? Siete riusciti a salvare una parte dei libri?

R – Grazie a Dio, sì, siamo riusciti a recuperare una parte della biblioteca, ma purtroppo solo all’incirca un terzo dei libri. Il resto è crollato, e ancora sta crollando, tra le macerie della basilica. Per noi è un grande dispiacere, anche perché, come dicevamo, un libro buono, che ci aiuta a crescere nella conoscenza di Dio e di noi stessi, è davvero un’arma potente per il monaco. Dato che nelle nostre condizioni, dopo il terremoto, non abbiamo lo spazio per un vero e adeguato “armarium librorum” e siccome l’operazione di recupero nella biblioteca distrutta ha dovuto essere rapida a causa dello stato precario degli edifici, abbiamo cercato di scegliere le armi più potenti: la Bibbia, in particolare le edizioni in latino e greco; gli scritti dei Padri della Chiesa; i commenti alla Regola di san Benedetto e le opere spirituali della tradizione monastica; da ultimo, un po’ di letteratura. Negli anni speriamo di ricostruire non solo la basilica ma anche la nostra bella biblioteca, tanto apprezzata da Benedetto XVI, che da cardinale l’aveva benedetta di persona.

monaci_interna_2_560x368px

D – Per concludere, vorrebbe ricordare qualche libro che ha segnato il suo percorso umano, intellettuale e spirituale in modo particolare? Quali letture consiglierebbe a chi oggi, soprattutto tra i giovani, fosse alla ricerca di un buon testo per la sua vita interiore, nel solco della tradizione monastica?

R – Un libro al quale sono molto legato è Il diario di un parroco di campagna di Georges Bernanos. Ritorno spesso alla lettura di questo libro perché, come altri libri dello stesso autore, è molto concreto e pieno di saggezza cristiana. Per quel che riguarda le letture spirituali, vorrei naturalmente consigliare la Regola di san Benedetto, come pure la sua Vita, scritta da san Gregorio Magno. Per il resto, trovo che nel nostro bagaglio non dovrebbe mancare la letteratura, la buona letteratura, sia classica sia recente. Considerato il fatto che Cristo parla quasi sempre in parabole, mi sembra che anche la buona letteratura possa offrirci degli spunti su temi che magari, ai nostri giorni, faremmo fatica a comprendere solo attraverso le Scritture o i libri di teologia: penso senz’altro ai grandi romanzi di Fëdor Dostoevskij, ma a me che sono americano vengono alla mente anche autori di lingua inglese più vicini a noi, come Evelyn Waugh, Graham Greene, J.R.R. Tolkien e Flannery O’Connor.

Ivo Musajo Somma

Chi desiderasse sostenere la ricostruzione della vita monastica a Norcia può inviare il proprio contributo secondo le modalità indicate in https://it.nursia.org/donazioni/.

 

(fonte: Cattolica Library, n. 2 – Newsletter della Biblioteca d’Ateneo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore)

Posted in Senza categoria | Commenti disabilitati su Monaci tra le rovine: a colloquio con il priore del monastero di San Benedetto di Norcia

SAVONA: PIA PRATICA DEI PRIMI CINQUE SABATI, NEL CENTENARIO DELLE APPARIZIONI DI FATIMA

 

Riceviamo da SAVONA il seguente avviso sacro

IMG_0833

Posted in Senza categoria | Commenti disabilitati su SAVONA: PIA PRATICA DEI PRIMI CINQUE SABATI, NEL CENTENARIO DELLE APPARIZIONI DI FATIMA

“PENSIERI CONTRORIVOLUZIONARI. FEDE, SOCIETA’ E CULTURA”

campari-copertina

 

E’ uscito lo scorso 8 dicembre, per i tipi dell’Editrice Historica di Roma, Pensieri controrivoluzionari. Fede, società e cultura, che raccoglie brevi saggi di 16 diversi autori, ed al quale ha collaborato anche il CNSP.

Il volume è stato promosso dal blog Campari & de Maistre, nato nel 2011 ad opera di un gruppo di giovani cattolici che, avendo qualcosa da dire, hanno seguito le orme del filosofo Joseph de Maistre nella critica spietata alla modernità, ma sempre con quella leggerezza che aiuta a non prendersi troppo sul serio: “la serietà non è una virtù”, diceva Chesterton.

Come è stato illustrato sul blog, il volume intende gettare una sorta di guanto di sfida alla modernità e al suo peggiore risultato, la solitudine disperata dell’uomo sradicato: partendo dai fondamentali, come la sana filosofia e la sacra Liturgia, prosegue allargando lo sguardo verso la società attraverso un’analisi del panorama culturale e della situazione economica e geopolitica europea ed internazionale, e si chiude con una nota di speranza e con l’auspicio del ritorno ad un nuovo monachesimo, per la guarigione e la ricostruzione della società contemporanea.

Camparti & de Maistre ha in programma una serie di presentazioni del volume in varie città d’Italia. Si partirà da Piacenza sabato 21 gennaio 2017, alle h, 17,30, presso l’Auditorium Santa Margherita della Fondazione di Piacenza e Vigevano, in via S. Eufemia 12, dove Ettore Gotti Tedeschi intervisterà alcuni degli autori.

Il ricavato delle vendita del libro sarà devoluto ai Monaci di Norcia per la ricostruzione del Monastero di S. Benedetto.

Posted in Senza categoria | Commenti disabilitati su “PENSIERI CONTRORIVOLUZIONARI. FEDE, SOCIETA’ E CULTURA”

E’ USCITA LA NEWSLETTER CNSP N. 9

juvWYD2016

Cari Amici del Populus Summorum Pontificum,

trovate qui la Newsletter n. 9 del CNSP, diffusa oggi.

Posted in Senza categoria | Commenti disabilitati su E’ USCITA LA NEWSLETTER CNSP N. 9

«CARI CONFRATELLI, LA SANTA MESSA ANTICA ATTIRA, E MOLTO, I GIOVANI!»

img_5670_2

Riprendiamo dalla Lettera n. 87 di  Paix Liturgique Italia, che ringraziamo di cuore,

LO SPLENDIDO APPELLO NATALIZIO DI UN SACERDOTE DIOCESANO

In questo inizio dell’anno 2017, nel corso del quale celebreremo il decimo anniversario del Motu Proprio Summorum Pontificum, siamo lieti di divulgare lo splendido appello in favore della celebrazione della forma straordinaria del rito romano lanciato con fervore da un sacerdote diocesano sulle frequenze di Radio Maria. Un appello tanto più toccante perché partito da un luogo altamente simbolico: la città di Trento, che ha «canonizzato» la messa romana.

Martedì 29 novembre 2016, Radio Maria trasmetteva il rosario, i vespri e la messa (forma ordinaria) dalla chiesa della Santissima Annunziata di Trento, sita nei dintorni della Cattedrale dove si aprì, nel 1545, il famoso Concilio. In quell’occasione, don Rinaldo Bombardelli, rettore della chiesa nella quale si celebra ogni domenica la forma straordinaria del rito romano, ha tenuto una bellissima predica sulla «ricerca di Dio», alla quale è chiamato ognuno di noi.

In particolare, don Rinaldo, sacerdote diocesano che celebra entrambe le forme del rito romano col desiderio di partecipare all’arricchimento spirituale dei suoi fedeli, proprio come auspicava Papa Benedetto XVI quando emanò il Summorum Pontificum, ne ha approfittato per invitare espressamente i suoi confratelli a «riscoprire la Santa Messa tradizionale» che attira tanto i giovani! Proposito stimolante, che siamo felici di offrire alla vostra meditazione e a quella dei nostri pastori.

***

Fratelli e sorelle,

Le letture di oggi ci parlano del desiderio di Dio, del bisogno di cercare Dio e finalmente di poterlo trovare nella persona di Gesù. Isaia parla di nazioni che lo cercano con ansia, Gesù si rivela essere Lui e nessun altro la nostra salvezza. Il profeta descrive nei particolari sia la nostalgia di Dio che alberga nel cuore degli uomini sia la pienezza che solo Dio può offrire loro.

C’è un bellissimo motto che risale ai tempi di San Benedetto che fonda gran parte della spiritualità benedettina e che descrive molto bene l’atteggiamento dell’uomo che desidera aprirsi al mistero di Dio: QUAERERE DEUM. Cercare Dio.

Oggi più che mai il compito della Chiesa di ciascuno di noi battezzati laici e sacerdoti, è quello di cercare Dio e aiutare i nostri fratelli a trovarlo insieme con noi. La cosa bella è che il Signore ci dà tanti aiuti e strumenti perché la nostra ricerca non sia vana o non si perda nelle mille preoccupazioni della vita e nei vicoli ciechi che troppo spesso essa ci offre.

La nostra bella fede cattolica ci offre la possibilità di poter ascoltare la sua parola vivente nel Vangelo, nel magistero millenario della Chiesa, nella sicurezza che ci offre la dottrina, nella grazia dei sacramenti, della preghiera e della liturgia.

E a proposito di liturgia.

In questa chiesa dedicata a Maria Santissima Annunziata a Trento, (senza nascondere una punta d’orgoglio per appartenere a quella chiesa Tridentina che ha avuto il dono di ospitare qui a poche decine di metri da dove vi sto parlando uno dei più grandi concili della storia della Chiesa, il Concilio di Trento, concilio che ha portato una grande riforma nella chiesa interpretata da uno stuolo di Santi e di Sante)… bene a proposito di liturgiaabbiamo la grazia di celebrare qui tutte le domeniche la Santa Messa secondo il rito antico.

Una liturgia che contiene in sé nei suoi silenzi, nella sua sacralità, nella centralità che essa lascia al sacrificio di Gesù sulla Croce la risposta a quel Quaerere Deum, cercare Dio, di cui dicevo all’inizio. È una liturgia che attira molto i giovani, anche se questo può sembrare incredibile.

In realtà e qui mi permetto di dare un consiglio ai miei confratelli sacerdoti che ora mi stanno ascoltando: noiabbiamo tentato in tanti modi di attirare le giovani generazioni in chiesa e alla Santa Messa. Ricordo da piccolo le “messe beat”, poi talora le messe rock o le messe caratterizzate da particolari e talora stravaganti modi di attirare i giovani. Lo abbiamo fatto in buona fede, magari con grandi aspettative che spesso ci hanno lasciato delusi.

Cari confratelli sacerdoti, provate a riscoprire la Santa Messa Antica, oltre che essere un nutrimento straordinario per la nostra spiritualità sacerdotale essa attira, e molto, i giovani. Succede in tutto il mondo. Succede anche qui. Perché non dovrebbe succedere anche da voi?

Il mondo ha bisogno di Dio. Le nazioni cercano Dio. La Chiesa può e deve offrire Dio. È il nostro compito, è nostro preciso dovere ed è allo stesso tempo la gioia che riempie la nostra vita. Quella gioia ha un nome preciso: Gesù Cristo Figlio di Maria Santissima.

Ho cominciato la mia riflessione con un motto benedettino, la concludo con un altro motto questa volta attribuito a San Bruno fondatore dei monaci certosini: STAT CRUX DUM VOLVITUR ORBIS, “La Croce sta ferma mentre il mondo vi gira atorno”. Gesù è la via, la verità e la vita. Gesù è la nostra salvezza. Abbiamo avuto la fortuna, e Gesù ci chiama beati per questo, di aver visto, di aver sentito e così di avere creduto.

E quando le preoccupazioni, l’incertezza per il futuro, le angosce del presente, il peso del nostro passato rischieranno di chiuderci di nuovo il cuore guardiamo la Croce, guardiamo a Gesù. Aggrappiamoci ai sacramenti, in particolare la confessione e la Santa Messa.

La Croce sta ferma mentre il mondo vi gira attorno, e stare accanto alla Croce qualsiasi cosa accada, significa avere la possibilità di essere tra coloro che vedranno le luci dell’alba del mattino di Pasqua, le lacrime asciugarsi, lo spettacolo del trionfo della vita sulla morte.

Sia lodato Gesù Cristo!

Posted in Senza categoria | Commenti disabilitati su «CARI CONFRATELLI, LA SANTA MESSA ANTICA ATTIRA, E MOLTO, I GIOVANI!»